(Torino)ore 23:06:00 del 05/12/2017 - Genere: , Curiosità, Denunce, Salute, Scienze

Il latte della mamma è un vero e proprio "farmaco essenziale", soprattutto per i nati prematuri.
A dirlo sono gli esperti della Società italiana di neonatologia (Sin), nel promuovere la settimana dedicata all'allattamento materno che si celebra fino al 7 ottobre.
"Il latte materno rappresenta la migliore alimentazione possibile per il neonato", spiegano gli specialisti. I suoi vantaggi "sono ormai certi anche nel neonato pretermine, che ne beneficia in maniera speciale, soprattutto per la ridotta incidenza di gravi patologie e per il miglioramento dello sviluppo cognitivo. Nonostante gli enormi vantaggi, la percentuale dei neonati pretermine che assume latte materno è ancora di gran lunga inferiore rispetto ai nati a termine".

Questo è legato all'inevitabile separazione fra la madre e il suo bambino ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale, allo stress dovuto alla nascita troppo precoce, e alla fisiologica immaturità del pretermine che non è ancora in grado di alimentarsi al seno.

"Per una maggior diffusione dell'allattamento materno anche nel nato pretermine - dice Mauro Stronati, presidente Sin - il primo passo è consentire ai genitori un libero accesso ai reparti di Terapia Intensiva Neonatale, permettendo loro di conoscere da subito il proprio bambino, di avere contatti prolungati con lui, e di familiarizzare col personale. La montata lattea, condizionata negativamente dallo stress della nascita, può presentarsi a qualunque età gestazionale. Le quantità di colostro prodotte, seppur minime, sono il più delle volte sufficienti per iniziare una precocissima alimentazione, fondamentale nei neonati critici".

Il latte è una sostanza che tendiamo a dare per scontata, un alimento che utilizziamo in cucina come ingrediente di preparazioni dolci e salate. Eppure gli esseri umani sono gli unici mammiferi che continuano a consumare il latte anche dopo lo svezzamento, e che bevono il latte di altri mammiferi. Perché? Al di là del fatto che i latticini sono una scelta alimentare di facile reperibilità e buon apporto nutrizionale, la risposta più plausibile è che gli umani sono gli unici primati che tendenzialmente non allattano per il periodo standard pari a sei volte la durata della gestazione, che nel nostro caso è di 54 mesi. Sotto questo aspetto, in tema riproduttivo gli umani mostrano tratti più affini ai rettili. Per questo durante la vita cerchiamo di recuperare e desideriamo ciò che ci è mancato da bambini, perché il latte offre un nutrimento interiore, sia a livello fisico che psicologico.
  Il latte è un mitico simbolo di immortalità che si trova in varie tradizioni culturali e letterarie, fra cui quelle celtica, cristiana, greca, indù e islamica. Gli Israeliti cercavano la “Terra del latte e del miele”, mentre a Maometto è attribuita la frase che “sognare il latte significa sognare di sapere e conoscenza”. Il mito induista della conquista dell’immortalità descrive come i Deva e gli Asura abbiano rimestato per 1000 anni l’Oceano di Latte finché non affiorò in superficie il prezioso elisir (amrita). Dopo una battaglia, furono i Deva a prevalere e bevendo l’amrita ottennero l’immortalità e governarono il cosmo, mentre gli Asura furono confinati a regnare sui visceri della Terra e le profondità oceaniche. Tutti i figli di Zeus dovevano essere allattati da Era per poter ottenere l’immortalità. Si dice che quando Era venne disturbata da Zeus che le aveva fatto allattare Ercole durante il sonno, il suo latte si disperse per il firmamento, creando la Via Lattea: la nostra galassia di stelle. In greco, latte si dice gala, e così questa leggenda e il nostro amore per il latte acquistano un ulteriore significato da quando il Dott. Carl Sagan ha reso noto il concetto che tutti noi siamo “materia stellare”! (1)

  Nel linguaggio dei sogni, il latte indica successo o l’acquisizione di conoscenze spirituali. Effettivamente, sognare il latte viene interpretato dal nostro inconscio come un messaggio molto positivo. Anche quando può suggerire il bisogno di un nutrimento profondo e fondamentale, si intuisce che esso è disponibile. In particolare, sognare di allattare potrebbe avere a che fare con il prenderci cura del nostro bambino interiore che ha bisogno di nutrimento. Tuttavia, può anche significare offrire ispirazione spirituale agli altri. A questo proposito, è bene sapere che il seno si trova al di sopra del chakra del cuore, e che il latte umano è ricco di ossitocina, l’ormone dell’amore! D’altra parte, sognare di chiedere o bere del latte indica la necessità di sostentamento spirituale, e forse è questa la vera causa della nostra lunga storia d’amore con il latte.
  Passiamo la vita cercando di ritornare al seno, che tendenzialmente non viene offerto a lungo in un mondo sviluppato in cui le donne lottano con quella che io chiamo la “maledizione di Eva”: il circolo vizioso che si perpetua nelle culture sviluppate quando le donne cercano di bilanciare ciò che danno alla prole con ciò che danno a se stesse.

L’unicità del latte di ogni specie

I mammiferi per istinto nutrono la prole ex utero con una sostanza adatta per completare, specificamente a seconda della specie, il ciclo di crescita e sviluppo che inizialmente era governato dalla placenta. È così che le femmine dei mammiferi svolgono un ruolo unico ed esplicito nel prendersi cura della generazione successiva. Basta dare uno sguardo alla tabella (figura 1) per accorgersi a colpo d’occhio che il latte di ciascun mammifero ha caratteristiche uniche all’interno della più ampia definizione di sostanza contenente acqua, amminoacidi (proteine), carboidrati (lattosio), grassi e minerali (ceneri).

Questa specificità per ogni specie è il sistema con cui la Natura garantisce che ogni mammifero venga inizialmente nutrito con una sostanza che possiede l’equilibrio ottimale per un buon avvio della vita. Per esempio, il latte di foca è molto ricco di proteine e grassi: ciò assicura che il cucciolo cresca in fretta e sviluppi massa grassa per proteggersi dall’ambiente ostile e per sostentarsi durante i giorni in cui la madre si allontana per procurarsi cibo. Il latte di canguro contiene pochi solidi magri ma ha un elevato contenuto di acqua, il che rispecchia la necessità di sopravvivere nelle condizioni dure e aride dell’habitat dell’animale. Il latte umano, invece, ha poche proteine (noi cresciamo lentamente) ma è ricco di lattosio, che è uno dei principali nutrienti a favorire la crescita del cervello.
  Sebbene il latte più simile a quello umano sia il latte di asina, naturalmente c’è una buona corrispondenza fra i profili del latte umano, di babbuino, di scimmia e di orango, in quanto si tratta in tutti i casi di primati. Un tratto distintivo del latte dei primati è l’alto contenuto di lattosio, il componente del latte che favorisce la crescita cerebrale e i processi cognitivi di ordine superiore. Ad eccezione degli esseri umani che vivono in culture sviluppate, fra i primati la regola generale è allattare per un periodo pari a sei volte quello della gestazione. Le femmine delle culture indigene tendono ad allattare i figli per molti anni, e addirittura potrebbero arrivare a uccidere un neonato se inavvertitamente dovessero riprodursi di nuovo mentre stanno ancora allattando. (3) Per quanto atroce possa sembrare, è una prova decisiva del ruolo cruciale che ha il latte umano nell’allevare un neonato. Se una madre non ha modo di servirsi del latte artificiale, non ha molte opzioni a disposizione. Infatti, l’UNICEF ci dice che 1,4 milioni di neonati muoiono ogni anno per l’indisponibilità di latte materno. (4) Nelle situazioni in cui le madri pensano di fare la scelta migliore affidandosi all’opzione sofisticata, o “scientifica”, si fanno sentire ben presto fattori come la mancanza di acqua potabile, le scarse condizioni igieniche e i fondi insufficienti per acquistare il latte artificiale e pagare il riscaldamento, e i bambini muoiono per malnutrizione o infezioni.
  È un peccato, perché il latte di una madre in condizioni di privazione non è comunque molto diverso da quello di una donna che si alimenta correttamente. Il latte è una sostanza universale che resta pressoché immutata nei suoi componenti in tutte le razze e aree geografiche; se è vero che la dieta della donna può influire sui livelli di grassi e di alcune vitamine e minerali, non influisce sulla composizione del siero (che costituisce il 60% delle proteine nel latte umano maturo e il 90% nel colostro). Esso contiene numerosi componenti che non sono mai elencati nelle lattine di latte artificiale, che in genere si basa su proteine bovine con una componente di siero pari appena al 20% e su un profilo che è fatto per favorire lo sviluppo delle specie bovine, e non umane.

  Oltre a racchiudere una gamma completa di vitamine, minerali (fra cui elementi in traccia) e acidi grassi (fra cui quelli a corta catena che promuovono la chiusura dell’intestino migliorando la protezione contro le allergie e la giardia, e quelli a lunga catena che ottimizzano lo sviluppo del sistema nervoso centrale), il latte umano è unico in quanto contiene anche: (5)
• una gamma di antiossidanti;
• due proteine specifiche (α1-antipripsina e α2- macroglobulina) che proteggono da influenza, parainfluenza e rotavirus;
• un proprio fattore bifidus che promuove la proliferazione di lactobacilli, inibendo così alcuni batteri E. coli ed enterobacteriaceae tra cui Shigella e Salmonella;
• la lipasi sale-biliare-dipendente che genera acidi grassi e monogliceridi che neutralizzano gli organismi Giardia lamblia, Entamoeba histolytica e Trichomonas vaginalis;
• il complemento che protegge dall’E. coli;
• una gamma di citochine che attivano e stimolano la difesa dell’ospite, prevengono le malattie autoimmuni, hanno effetti antinfiammatori nei tratti respiratorio superiore e gastrointestinale e stimolano lo sviluppo dell’apparato digerente;
• 20 diversi enzimi che rivestono varie funzioni, fra cui la biosintesi e la conservazione dei componenti del latte nella ghiandola mammaria, e hanno anche un ruolo di trasporto e disinfezione, promuovendo così la funzione digerente nel neonato;
• fattore di crescita dell’epidermide che favorisce la crescita e la maturazione dell’epitelio polmonare fetale, stimola l’attività dell’ornitina decarbossilasi e la sintesi del DNA nel tratto digerente e accelera la guarigione delle ferite (comprese le piccole lesioni sui capezzoli);
• gangliosidi, ritenuti utili per proteggere il neonato dalla diarrea dovuta a tossine, in particolare E. coli e V. cholerae;
• immunoglobuline, di cui sono stati identificati più di 30 tipi: 18 derivano dal siero materno, mentre il resto si trova esclusivamente nel latte; fra questi, il più importante è il sIgA, in concentrazioni di cinque volte maggiori rispetto al siero materno (le immunoglobuline proteggono la mucosa e neutralizzano batteri e virus; il sIgA ha una nota funzione protettiva dagli enterovirus [poliovirus di tipo 1, 2, 3; Coxsackievirus di tipo A9, B3, B5; Echovirus di tipo 6 e 9], dai virus dell’herpes [Cytomegalovirus; Herpes simplex], dal Semliki Forest virus, dal virus respiratorio sinciziale, dalla rosolia, dal reovirus di tipo 3 e dal rotavirus; l’IgM e l’IgC proteggono dal virus respiratorio sinciziale e dalla rosolia);
• una gamma di ormoni che svolgono varie funzioni;
• l’interferone, che ha anche un’attività antivirale;
• interleuchine, un sottogruppo delle citochine che rafforza il sistema immunitario del neonato incrementando la produzione di anticorpi (specialmente IgA), migliorando la fagocitosi, attivando i linfociti T e incrementando la produzione di α1-antitripsina da parte dei fagociti mononucleati;
• la lattoferrina, che si lega al ferro e quindi inibisce le interazioni ospite-patogeno;
• la lattoperossidasi, che distrugge gli streptococchi e i batteri intestinali;
• linfociti, di cui il latte umano contiene i tipi T (timo) e B (Bursa); questi linfociti trasferiscono i longevi anticorpi materni nel bambino e sintetizzano gli anticorpi sIgA nel seno;
• lisozima, che provoca la lisi dei batteri distruggendone la parete cellulare; si trova in grandi quantità nelle feci dei bambini allattati al seno, dunque si ritiene che influisca sulla flora intestinale;
• macrofagi che sintetizzano il complemento, la lattoferrina e il lisozima e svolgono varie altre funzioni, fra cui la fagocitosi di funghi e batteri;
• nucleotidi, che costituiscono il 15-20% dell’azoto non proteico nel latte umano; si ritiene che influiscano sul sistema immunitario, l’assorbimento di ferro, la flora intestinale, le lipoproteine del plasma e la crescita di cellule intestinali ed epatiche;
• oligosaccaridi, di cui è stato identificato oltre l’80%; impediscono agli enteropatogeni di legarsi ai recettori dell’ospite.

  Inoltre, alcune delle ricerche più recenti sul latte umano stanno esaminando una serie di fattori coinvolti nel suo ruolo di protezione dall’obesità nelle fasi successive della vita. (6) Si sta studiando anche l’interazione dinamica fra madre e figlio, in cui la donna fornisce anticorpi attraverso il latte quando il bambino soffre per attacchi batterici o intestinali. In questo processo sono coinvolte alcune cellule staminali contenute nel latte: è una scoperta molto interessante.
  A questo punto dunque non si possono negare i fatti: grazie a caratteristiche così ricche e complete, il latte materno fornisce al bambino in crescita tutto ciò che Madre Natura può offrirgli.
  Ci sostenta e ci permette di incarnarci nel modo più completo, sincronizzandoci con le vibrazioni del pianeta: una “risonanza armonica” che, secondo il capitano Bruce Cathie, promuove una salute ottimale. (7) E la salute ottimale, secondo il Dott. Samuel Hahnemann, ci rende liberi di concentrarci sul “fine supremo della nostra esistenza”. (8) E così, il latte umano che ci viene offerto nei primi anni di vita è la via migliore per creare le circostanze che ci permetteranno di perseguire tali possibilità.

Scritto da Gerardo

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