CETA, approvato il trattato CHE UCCIDE DEFINITIVAMENTE IL MADE IN ITALY!

(Campobasso)ore 14:19:00 del 27/02/2017 - Genere: , Ambiente, Cronaca

CETA, approvato il trattato CHE UCCIDE DEFINITIVAMENTE IL MADE IN ITALY!

IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA DEFINITIVAMENTE IL CETA. MANCA SOLO IL VOTO DELL’ASSEMBLEA CANADESE, MA I SINGOLI STATI POSSONO METTERSI “DI TRAVERSO”. CONSUMATORI E AGRICOLTORI ITALIANI MESSI A RISCHIO DALLA LIBERALIZZAZIONE SELVAGGIA.

IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA DEFINITIVAMENTE IL CETA. MANCA SOLO IL VOTO DELL’ASSEMBLEA CANADESE, MA I SINGOLI STATI POSSONO METTERSI “DI TRAVERSO”. CONSUMATORI E AGRICOLTORI ITALIANI MESSI A RISCHIO DALLA LIBERALIZZAZIONE SELVAGGIA.

Con 408 voti favorevoli, e 254 contrari, il 15 febbraio il Parlamento Europeo ha approvato il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada. Malgrado le proteste che associazioni, ong e semplici cittadini hanno portato avanti negli ultimi mesi, l’accordo è ormai a un passo dall’approvazione.

Tutto è perduto? No: manca ancora il voto dell’assemblea canadese. E gli Stati membri possono (in teoria) dire l’ultima parola…

CETA: operativo al 95%

Il Parlamento europeo si è espresso a favore del CETA. E nelle prossime settimane arriverà, molto probabilmente, anche l’ok dei colleghi canadesi. L’articolo 30.7 del trattato consentirà quindi all’UE di applicare buona parte del trattato anche se manca ancora la ratifica ufficiale dei 38 parlamenti nazionali e regionali dell’Unione.

Secondo gli analisti, il 95% sarà già operativo da qui a due mesi. Si tratta di una deroga all’articolo citato: in pratica, si passerà oltre la volontà dei membri eletti delle assemblee locali. L’approvazione definitiva attraverso tutti i passaggi previsti sarebbe stata troppo lunga. Evidentemente a qualcuno interessa un via libera più facile, senza intoppi (per scongiurare altri stop parziali, come quello imposto dal parlamento della Vallonia, in Belgio).

Cosa cambia con il CETA

Il CETA è un trattato lungo e laborioso. Più di duemila pagine di testo (2,256 per essere precisi). Cosa c’è dentro? La drastica riduzione dei diritti doganali, soprattutto. Un “libero” commercio che, secondo i proponenti, dovrebbe favorire le aziende e le economie delle nazioni interessate. Per esempio: le esportazioni delle carni canadesi verso l’Europa saranno moltiplicate per 10, almeno su carta. Le aziende europee, invece, dovrebbero aumentare l’esportazione di formaggi. Oggi la quota dei mercati pubblici canadesi aperti alle imprese europee è pari al 10%. Con il nuovo trattato la quota dovrebbe arrivare al 30.

Ma desta grande preoccupazione una certa “convergenza normativa” tra Ue e Canada che sarà posta in essere con l’approvazione definitiva. Se per esempio in Europa sono previsti controlli più stringenti su determinati prodotti alimentari, potrebbe doversi adeguare all’impostazione più “lassista” del Canada. Su questioni come questa, in cui si contrappongono gli interessi nazionali e quelli del commercio, tutto verrà deciso da una corte arbitrale, la cosiddetta Ics (Investment Court System).

IL CETA NEL DETTAGLIO – Si tratta del primo vero accordo commerciale su larga scala dell’Ue con una grande nazione occidentale, il Canada, e promette vantaggi commerciali per 5,8 miliardi di euro all’anno, un risparmio per gli esportatori europei di 500 milioni di euro all’anno (grazie all’eliminazione di quasi tutti i dazi all’importazione) nonchérca 80mila nuovi posti di lavoro. Dunque qual è il problema? Lo stesso del TTIP, ovvero che stando ai critici i ‘contro’ sono molto maggiori dei ‘pro’. “L’accordo con il Canada introdurrebbe tante misure comprese anche nel Ttip, quindi è il Ceta che bisogna sventare per primo”, prosegue la Zimmer.
La preoccupazione principale è che, con il via libera al CETA, la maggior parte delle multinazionali americane, già attive sul territorio canadese, potranno citare in giudizio nei tribunali internazionali privati le aziende europee, avvalendosi della clausola Ics (Investment court system, ovvero il sistema giudiziario arbitrale per la difesa degli investimenti), omologo dell’Isds inserito nel TTIP, che tanti Paesi Ue stanno osteggiando.

Il Canada è ad oggi il paese industrializzato che ha dovuto affrontare più ricorsi da parte delle aziende.
“Sinora sono stati spesi 135 milioni di euro per i risarcimenti, e si tratta di soldi presi dalle tasche dei contribuenti”, ricorda Pierre Souci, presidente del Consiglio affari sociali del Quebec. L’azienda Lone Pine Resources del Delaware per esempio ha fatto causa al Canada per 150 milioni di dollari, «solo perchè abbiamo cercato di difendere l’acqua potabile», ricorda Soucy. Silk Corporation, altra multinazionale, ha fatto abrogare una legge canadese che vietava l’uso di un acido tossico nel carburante e ha ottenuto un risarcimento di 13 milioni di dollari.

Scritto da Carmine

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