'COME AMAZON CI SFRUTTA E CI SPREME FINO AL MIDOLLO'

(Piacenza)ore 17:43:00 del 29/11/2017 - Genere: , Cinema, Cronaca, Lavoro

'COME AMAZON CI SFRUTTA E CI SPREME FINO AL MIDOLLO'

A parlare è uno dei 1.800 “supermagazzinieri” del centro di smistamento Amazon di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, uno dei più grandi d’Europa.

AD AMAZON SOPRAVVIVI AL MASSIMO 4-5 ANNI. L’AZIENDA TI SPREME FINO A QUANDO LE SERVI E POI SARAI TU STESSO A DECIDERE DI LASCIARLA”

A parlare è uno dei 1.800 “supermagazzinieri” del centro di smistamento Amazon di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, uno dei più grandi d’Europa.
Luca (lo chiameremo così per garantirne l’anonimato) ogni giorno smista dai 18 ai 24mila pacchi e percorre circa 10 chilometri in uno spazio grande come dodici campi da calcio. Non può parlare con i suoi colleghi durante le otto ore di lavoro e deve giustificarsi se va in bagno più di una volta nello stesso turno.

Proprio venerdi scorso, in occasione del Black Friday, il Venerdì Nero, in cui le richieste di acquisto online raggiungeranno il picco massimo (l’anno scorso sono arrivate a 1,1 milioni solo in Italia) Luca incrocerà le braccia assieme a molti dei suoi colleghi nel primo sciopero organizzato dalle organizzazioni sindacali del territorio per i lavoratori Amazon. Un’occasione unica per lanciare ai vertici del colosso americano un segnale forte sulle condizioni di lavoro estreme all’interno dei centri di smistamento.

“Come tutte le catene di montaggio che si rispettino, anche quella di Amazon è divisa in reparti – spiega Luca –  Ci sono i “receive” che registrano con pistole scanner tutti i prodotti che arrivano all’interno del magazzino su un nastro trasportatore. Ci sono i “runner” che riempiono delle ceste, spesso molto pesanti, le spostano senza sosta da una parte all’altra dello stabilimento, riempiono gli scaffali e aggiornano l’inventario. E infine c’è l’”outbound“, la parte finale e forse più frenetica, in cui i prodotti ordinati devono essere caricati sui furgoncini che raggiungeranno tutte le città italiane”.

Ogni singolo movimento viene monitorato dal “Grande Fratello” aziendale. Appena un lavoratore comincia a usare la sua pistola scanner, il suo nome viene automaticamente associato all’apparecchio: in questo modo i manager potranno calcolare i suoi tempi di lavoro. “Sanno in tempo reale cosa fai e in quanto tempo lo fai – racconta Luca -. Se non hai il “passo Amazon”, l’andatura frenetica che fin dal primo giorno ti dicono di tenere, vieni affiancato da un responsabile che ti detta i tempi corretti per mantenere gli standard”.

Naturalmente lo stress, l’ansia e la fatica causati dall’ossessione della produttività e dal rispetto delle scadenze hanno ripercussioni sulla salute psico-fisica dei dipendenti. “E’ capitato molte volte che lambulanza portasse via dipendenti colpiti da attacchi di panico – ricorda Angela, un’altra dipendente che aderirà allo sciopero. “Conosco colleghi che ormai da anni sono sotto psicofarmaci e soffrono di depressioneIl sindacato stesso mette a disposizione un supporto psicologico”.
Secondo le stime dei Ugl di Piacenza il 70 per cento dei dipendenti Amazon di Castel San Giovanni, ha ernie e problemi alla schiena e al collo. Senza contare i problemi alle ginocchia, le tendiniti e le sindromi del tunnel carpale. “Molti dei movimenti che facciamo fino allo sfinimento dovrebbero essere svolti da macchine, l’uomo non dà alcun valore aggiunto alla catena produttiva – continua Luca –. Ma noi siamo i loro robot e a nessuno importa se la mia caviglia, sottoposta alla stessa torsione da destra a sinistra per più di anno, ora non ha più cartilagine”.

“I manager, spesso giovani neolaureati, si limitano a farci fare stretching durante il briefing di inizio giornata, in cui ci motivano a dare il nostro meglio – spiega Angela. – Se chiedi un colloquio con uno di loro per informarlo delle tue condizioni di salute sono anche disposti ad ascoltarti, ma poi non seguono decisioni che migliorano la tua situazione. Mi spiego meglio: se hai un problema alla schiena e chiedi di lavorare in un altro reparto in cui si fa meno fatica per un po’ di tempo, le tue richieste nella maggior parte dei casi non vengono accolte. La giustificazione più abusata? Non si fanno favoritismi.

Da: QUI

Scritto da Sasha

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