Come Papa Francesco ha PROMOSSO chi ha insabbiato lo scandalo PEDOFILIA

(Roma)ore 08:19:00 del 29/01/2018 - Genere: , Cronaca, Denunce

Come Papa Francesco ha PROMOSSO chi ha insabbiato lo scandalo PEDOFILIA

Per la prima volta papa Francesco va in piazza, e viene fischiato.

Le prove o evidenze ce le hanno (il Vaticano) e per questo Papa fa finta di chiederle. Il Vaticano ha DOVUTO condannare Karidima nel 2011, ma ha evitato di condannare di FAVOREGGIAMENTO (anzi l'ha promosso e gli ha fatto pure Con-celebrare la Messa con il Papa a Santiago) Barros. LA STESSA cosa e' stata fatta dal Vaticano con Bernard Law...che e' scappato e si e' rifugiato in Vaticano giusto prima che la societa' civile lo denunciasse per favoreggiamento. Intanto centinaia di giovani vittime devono assumersi l'onere anche delle cure mediche...tutta "grazia di Dio" secondo la Chiesa di Roma......a volte le parole (anche di scusa e anche del Papa) sono TROPPO POCO. Aspettiamo altro....

Per la prima volta papa Francesco va in piazza, e viene fischiato. Non da qualche scalmanato anticlericale, ma da una fetta importante dell’opinione pubblica del Cile. Paese sudamericano cattolicissimo, e cugino dell’Argentina che a Bergoglio ha dato i natali. Cosa è successo? Quali negligenze i fedeli imputano al papa tanto da protestare con tale veemenza? Con vandali che hanno persino attaccato una decina di chiese, alcune delle quali date alle fiamme?

A parte le polemiche antigovernativa sui denari spesi per la visita, le critiche riguardano soprattutto la gestione, da parte di Francesco, di alcune gravissime, vicende di pedofilia. Che hanno visto coinvolti preti e vescovi (ben tre) cileni. Della lotta agli abusi sui minori Francesco ha fatto una bandiera del pontificato. Anche oggi, in un primo discorso, Francesco ha chiesto perdono: «Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa. Desidero unirmi ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta».

Ma in Cile, come in altri paesi, per molti sono parole vuote. Il papa, sulla pedofilia, troppe volte sembra aver mancato di coerenza. Lasciando che sulla questione, delicatissima per la Chiesa cattolica, lo spread tra parole e fatti si facesse sempre più largo.

Se non leggete la lettera, cliccate qui per scaricarla

È noto che nei primi anni di governo Bergoglio infatti ha promosso nel consiglio dei cardinali porpore come Maradiaga e l’australiano Pell (se nell’arcivescovato in Honduras del primo qualche lustro fa trovò rifugio un prete pedofilo inseguito da anni dall’Interpol, il secondo è considerato da centinaia di vittime un insabbiatore seriale, finito da poco in un processo penale), ma ci sono altre tre eminenze assai chiacchierate che il papa ha promosso elevandole nell’empireo delle gerarchie: il vescovo cileno Juan Barros Madrid, nominato nel 2015 alla diocesi di Osorno, l’arcivescovo di Santiago del Cile Ricardo Ezzati, prima messo alla guida della Congregazione per l’educazione cattolica e nel febbraio 2014 nominato cardinale, e soprattutto il suo predecessore Francisco Javier Errazuriz, chiamato anche lui nel C9.

Tutti e tre coprotagonisti del più grande scandalo nella storia del clero del Cile, e da più di un lustro attaccati duramente in patria da giornali, associazioni, fedeli e magistrati per aver coperto le gesta di padre Fernando Karadima. Un carismatico e influente sacerdote dei quartieri bene di Santiago, parroco per più di vent’anni della parrocchia del Sacro Cuore di El Bosque che – per stessa ammissione di Errazuriz – ha formato due o tre generazioni di prelati cileni. Una sorta di santo vivente popolarissimo in tutto il paese, che dietro l’odore d’incenso nascondeva segreti oscuri: secondo quattro uomini padre Karadima è infatti un violentatore seriale, un criminale che ha distrutto le loro vite.

Dopo anni di insabbiamenti e indagini sospese per volontà delle gerarchie ecclesiastiche, le accuse dei sopravvissuti sono state considerate credibili sia dal tribunale penale cileno, che ha dovuto archiviare il caso perchè i termini di prescrizione erano stati superati, sia dalla Congregazione per la dottrina della fede. Che nel febbraio del 2011 ha condannato il prete, che oggi ha ottantasei anni, a “una vita di preghiera e penitenza” nel convento di Santiago delle Serve di Gesù della Carità. Al sacerdote è stato vietato di esercitare il ministero pubblico. Nel 2014 un avvocato lo ha fotografato mentre celebrava messa alle suore che ospitano la sua clausura.

Da: QUI

Scritto da Luca

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