Devil May Cry HD Collection, anteprima

(Firenze)ore 08:12:00 del 17/03/2018 - Genere: , Videogames

Devil May Cry HD Collection, anteprima

Dante era un personaggio unico nell'universo dei videogiochi, dal carattere incredibilmente accattivante e affascinante, dall'alto della sua boriosità e saccenza, capace di fronteggiare qualsiasi tipo di mostro con la medesima superiorità e spocchia

Prima di Bayonetta c'era Dante. Un cacciatore di demoni, un ragazzo aitante, sprezzante del pericolo e armato di pistole e spada capaci di stendere qualsiasi demone possibile.

Dante era un personaggio unico nell'universo dei videogiochi, dal carattere incredibilmente accattivante e affascinante, dall'alto della sua boriosità e saccenza, capace di fronteggiare qualsiasi tipo di mostro con la medesima superiorità e spocchia. Per questo nel tempo, soprattutto per il lavoro svolto da Capcom con una colonna sonora heavy metal e con delle meccaniche di gioco molto frenetiche e dinamiche per quelli che erano i primi anni 2000, Devil May Cry è diventata una saga iconica per il mercato videoludico. Poterlo ritrovare a quasi vent'anni dalla sua prima release sulle console di corrente generazione è un'operazione nostalgica di grandissimo pregio, ma che non trova, in questa HD Collection, la adeguata giustizia che si richiede a un titolo del genere, o a un'operazione commerciale di tale portata. Liberaci dai demoni Sparda, un antico demone che si oppose ai suoi stessi simili in favore del genere umano, riuscì a esiliare, in tempi antecedenti alla nostra storia, i suoi simili, impedendo loro di tornare fra gli uomini e bloccando ogni passaggio tra la Terra e il mondo demoniaco.

Dopo un regno di diversi anni sul nostro pianeta, Sparda ottenne il soprannome di Leggendario cavaliere nero. Diversi anni dopo la Terra, però, è di nuovo colpita dall'assalto dei demoni: a contrastare tale invasione può essere soltanto Dante, titolare di un'agenzia chiamata Devil May Cry e impegnato nella caccia ai demoni.

 Dante non è altri che il figlio di Sparda, rimasto solo dopo la scomparsa della madre, un'umana, e del fratello, sconfitto dalle forze demoniache: il suo compito sarà quello di emulare il padre e scacciare nuovamente gli invasori dalla Terra, per riconquistare la tranquillità del pianeta. A guidare l'intera azione scatenante è Mundus, imperatore dei demoni e nemico giurato di Sparda, risorto venti anni prima degli avvenimenti di Devil May Cry e pronto a riprendersi ciò che credeva gli spettasse. L'intera vicenda, pertanto, porterà Dante a doversi fare strada in un mondo completamente inabissato tra i demoni per arrivare all'obiettivo ultimo, ossia sconfiggere Mundus. L'intera trilogia segue il medesimo leitmotiv, con il nostro protagonista chiamato sempre a risolvere problematiche legate all'invasione di demoni sulla Terra, fino al terzo capitolo, il primo in ordine cronologico, pronto a raccontarci le origini di Dante e di come Sparda riuscì ad avere la meglio su Mundus, riportandoci fino alle vicende che avvicinano il cacciatore di demoni a suo fratello, Vergil. 

Il primo Devil May Cry, oggi, va preso con spirito filologico. Abituati alle prodezze di Bayonetta (ma il papà della strega di Platinum Games è lo stesso di Dante), il rischio è quello di rimanere un po' spiazzati dal passo cadenzato del figlio di Sparda, dalla grafica che mostra impietosamente il peso degli anni, e da un gameplay che ci mette un po' ad ingranare, componendosi sotto gli occhi del giocatore mentre il protagonista acquisisce nuove armi ed il moveset si amplia progressivamente.

Ma del resto quelli del primo DMC erano altri tempi, e si sa che i titoli tridimensionali di quegli anni sono invecchiati piuttosto in fretta. Superato l'impatto iniziale, sia chiaro, Devil May Cry resta un titolo godibile, una pietra miliare del genere ed un prodotto che vi consigliamo senza remore di scoprire (o riscoprire).

Ben diversa è stata la sorte toccata al secondo episodio, forse uno dei sequel più attesi di sempre, pubblicato due anni dopo il capostipite. L'abbandono di Hideki Kamiya ebbe un effetto disastroso, e il nuovo game director Hideaki Itsuno fece un rumoroso capitombolo. DMC 2 era un confuso guazzabuglio di idee sbagliate, un action trito, ripetitivo, monocorde, molto meno fresco ed esuberante del suo predecessore su tutti i fronti, da quello ludico a quello narrativo. Ancora oggi gli scenari di gioco sono più spenti, il gameplay meno profondo e più permissivo, il carisma di Dante più spuntato. Il ricordo del primo episodio e forse l'incredulità dei fan più sfegatati fecero comunque in modo che Devil May Cry 2 fosse un discreto successo commerciale, e nonostante le critiche spietate della stampa Capcom commissionò un terzo capitolo, arrivato poi nel 2005. Devil May 3 non fu certo seminale come il "primogenito" della serie, ma riuscì a soddisfare tutti i giocatori che si sentivano orfani di un action game di alto livello. L'introduzione di quattro diversi stili di combattimento, la ritrovata passione per l'esagerazione, la voglia di stupire, ed una vorticosa serie di situazioni esuberanti e surreali, bastarono a riportare la saga in vetta alle classifiche di gradimento. Nonostante Kamiya fosse già passato ad altro (più precisamente a Viewtiful Joe, e siamo già a tre capolavori, senza contare Okami e Resident Evil 2), Devil May Cry 3 rappresenta forse il capitolo più maturo della serie, quello più complesso, stratificato e longevo. Ancora oggi resta piacevolissimo da giocare, senza sfigurare troppo di fronte ai più moderni esponenti del genere. Complessivamente, insomma, per chi volesse lanciarsi in una malinconica "operazione nostalgia", o per chi avesse intenzione di comprendere e scoprire l'epoca d'oro degli action 3D, il contatto con la trilogia di Devil May Cry resta un passaggio obbligato e fortemente consigliato.

Quello che risulta davvero difficile da giustificare è l'operazione commerciale alla base di questa raccolta. Come dicevamo poco sopra, Capcom sembra essersi limitata a dare una spolverata all'edizione uscita sulle console della scorsa generazione, presentandoci i tre titoli in 16:9 e ad una risoluzione di 1080p, sicuramente maggiore rispetto a quella che la collection vantava su PS3 e Xbox 360. Al netto di un colpo d'occhio sicuramente nitido e pulito, impreziosito da texture ad una risoluzione tutto sommato accettabile, è impossibile accettare il lassismo con cui sono stati gestiti altri aspetti della raccolta. Le cut-scene non sono state rimasterizzate, e ci vengono presentate non solo in 4:3, ma con incredibili artefatti legati alla compressione video ed una quantità di aliasing che impasta i colori e gli elementi della scena. In certi casi le inquadrature risultano semplicemente incomprensibili. Una sorte simile è toccata a tutti i menù di gioco, quelli legati alla gestione della mappa e dell'inventario. Ogni volta che Dante raccoglierà un oggetto l'azione verrà interrotta da una schermata in 4:3, con tanto di vistose bande nere laterali, opaca e sfocata.

Volete aprire la mappa di gioco per orientarvi nelle labirintiche ambientazioni? Avrete di nuovo davanti quell'indegno spettacolo. Si tratta di una soluzione francamente inaccettabile, che frammenta l'esperienza di gioco facendo soffrire davvero chiunque, non solo i puristi della pulizia visiva. È davvero imperdonabile che, cinque anni dopo l'uscita originale della HD Collection, il publisher non abbia trovato il tempo necessario a sistemare questi problemi, rendendo la trilogia originale di DMC pienamente godibile anche su questa generazione di console. L'operazione commerciale di Capcom risulta ancora più traballante se si pensa che su PC sono spuntati fastidiosi bug audio, problemi di compatibilità e strani glitch che deformano le ambientazioni di gioco. Poco decoroso, infine, l'approccio tenuto su piattaforma Xbox: qui Capcom avrebbe potuto inserire la collection nella lista dei titoli retrocompatibili, invece di costringere gli utenti a ricomprare una nuova versione davvero troppo simile alla precedente. Chiude il cerchio di una strategia maldestra il prezzo maggiorato della versione fisica della HD Collection, che costa dieci euro in più rispetto a quella digitale

Scritto da Gregorio

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