Ecco che cosa frena le imprese italiane

(Torino)ore 22:45:00 del 30/06/2018 - Genere: , Denunce, Economia, Lavoro

Ecco che cosa frena le imprese italiane

La stretta sull’utilizzo dei contratti a termine e le sanzioni per le imprese che delocalizzano: sono queste le due misure contenute nella bozza del «decreto dignità» che più indispettiscono le imprese.

La stretta sull’utilizzo dei contratti a termine e le sanzioni per le imprese che delocalizzano: sono queste le due misure contenute nella bozza del «decreto dignità» che più indispettiscono le imprese. Soprattutto quelle di più grandi dimensioni.

Le aziende sono toccate in realtà anche da altri provvedimenti che il governo ha allo studio. Qui i principali. Ci sono poi temi su cui finora il governo non si è espresso, su cui le imprese tengono alta l’attenzione. In primis, il rinnovo degli incentivi per gli investimenti sulla digitalizzazione.

Il made in Italy e i dubbi sulla risposta dei dazi

Le aperture del governo ai dazi non piacciono alle imprese (e poco al sindacato). Ieri Cgil e Fiom hanno fatto presente che 130 mila delle auto prodotte in Italia nel 2017 sono state esportate negli Usa. La Confindustria fa notare che le auto tedesche sono fatte al 50-60% da componenti italiani. Il mondo dell’impresa spera in una de-escalation dopo la risposta Ue ai dazi di Trump. Ma le dichiarazioni dei vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini vanno in direzione contraria. Da segnalare la voce fuori dal coro del ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio (Lega), contrario alla politica dei dazi.

Lavoro in affitto: a rischio 37 mila posti a tempo indeterminato

La bozza di Decreto dignità contiene limitazioni al contratto di somministrazione (l’ex lavoro in affitto). Che non potrà più essere a tempo indeterminato. Ieri Assolavoro, associazione delle Agenzie del settore, ha fatto presente che i lavoratori a tempo indeterminato alle loro dipendenze sono oltre 37 mila. Inoltre con le nuove norme anche i contratti in somministrazione andrebbero conteggiati nel limite del 20% previsto per contingentare le assunzioni a termine. Per finire, è previsto anche per i lavoratori in affitto un costo dei contributi crescente dello 0,5% a partire dal secondo rinnovo.

Il salario minimo definito per legge non piace a imprese e sindacati

nei programmi del governo pentaleghista resta il salario minimo. Che potrebbe concretizzarsi prima di tutto per i rider, i fattorini in bici. «Vogliamo introdurre il salario minimo e misure di flexsecurity come in altri Paesi europei, iniziando dalla categoria dei rider per poi passare alle altre», ha ribadito ieri il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. A imprese e sindacato l’idea non piace: preferirebbero autodeterminare i minimi salariali attraverso la contrattazione come avviene oggi. Anche per i rider i confederali fanno presente che un minimo salariale è già indicato nel contratto della logistica.

Delocalizzazioni: sanzioni fino al 200 per cento

«Se prendi i soldi dello Stato e delocalizzi, li devi ridare con gli interessi, sennò da qui non ti muovi». Così, due giorni fa il vicepremier e superministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha ricordato la battaglia contro le aziende che chiudono in Italia per trasferire impianti e manodopera all’estero (e risparmiare). Nel Decreto, chi delocalizza le attività (e i macchinari arrivati con gli incentivi di Industria 4.0), anche in Ue, prima dei 10 anni «dalla data di conclusione dell’agevolazione», rischia sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto, interessi inclusi.

Contratti a termine: torna la causale e aumentano i contributi

I contratti a termine continueranno a essere rinnovabili al massimo per tre anni come oggi (anche il centro-sinistra in campagna elettorale aveva parlato di una riduzione a due anni massimo). La «stretta» del governo gialloverde si basa sulla reintroduzione delle causali per i rinnovi che vanno oltre il primo anno. Inoltre ogni rinnovo a partire dal secondo avrà un costo contributivo crescente dello 0,5%. Ridotte anche le proroghe, che non potranno essere più di quattro (oggi si può arrivare a cinque). Viene anche aumentato a 270 giorni il termine entro il quale i lavoratori possono impugnare il contratto a termine stesso.

Tap, Tav e Ilva: il nodo delle infrastrutture

«Spesso sono le opere piccole quelle che cambiano la vita delle persone», dice il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli annunciando lo sblocco di 5 milioni di euro per il ponte di Casalmaggiore sul Po. «Continueremo a lavorare su queste piccole opere diffuse sul territorio», promette. Ma intanto le grandi opere restano ferme: come la Tav, il cui progetto va «integralmente discusso», la Tap, «inutile» secondo la ministra per il Sud Barbara Lezzi, e il Terzo valico. E l’Ilva? «Ci sono 23 mila pagine da studiare prima di decidere», ha detto Luigi Di Maio. E ha rimandato tutto a settembre.

Da: QUI

Scritto da Gerardo

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