Football Manager 2018, recensione anteprima

(Firenze)ore 20:26:00 del 13/11/2017 - Genere: , Videogames

Football Manager 2018, recensione anteprima

Se avete già giocato una qualsiasi edizione di Football Manager uscita negli ultimi quattro o cinque anni, sappiate che le novità presenti in questo FM18 sono pochissime.

Puntuale come la pioggia torrenziale il giorno dopo aver lavato la macchina, anche in questo novembre torna Football Manager, il titolo di Sports Interactive diventato sinonimo di manageriale applicato al mondo del calcio. Leader incontrastato del genere - anche perché privo di reali avversari - il gioco dello studio inglese sembra aver ormai raggiunto il massimo livello che la forma ludica scelta permette di esprimere. L'edizione di quest'anno avrà portato novità di spessore?

Se avete già giocato una qualsiasi edizione di Football Manager uscita negli ultimi quattro o cinque anni, sappiate che le novità presenti in questo FM18 sono pochissime. Il che non vuol dire che l'episodio dell'anno corrente sia un brutto gioco, anzi: il livello qualitativo rimane sempre altissimo, nonostante i difetti che, testardamente, Sports Interactive sembra non voler correggere. Nel caso in cui vi bastino queste poche righe, potete anche smettere di leggere, aprire Steam, spendere l'annuale obolo e decidere di portare il Benevento sul tetto d'Europa: bene o male saprete cavarvela. Nel caso in cui, invece, non abbiate mai giocato un capitolo della serie che fu Championship Manager (Scudetto qui nello Stivale) o siate semplicemente curiosi di leggere le nostre lamentele così come i nostri elogi, allora allentate il nodo della cravatta, sbottonate il colletto della camicia, sedetevi in panchina e mettetevi comodi.

Tenere in pugno lo spogliatoio

La capacità di tenere in pugno lo spogliatoio, dimostrando capacità di comando oltre che tattiche, si dimostra da subito ancora più pesante nell'economia di gioco diFootball Manager 2018 di quanto non fosse nelle passate edizioni: le lamentele da parte dei giocatori sono ancora numerose, probabilmente più di quelle che realmente avvengono in uno spogliatoio di un team professionistico, e saperle gestire in maniera adeguata segna spesso al differenza tra un gruppo coeso ed uno spaccato.

In particolare, abbiamo notato minori lamentele per lo scarso utilizzo (a meno di non aver fatto firmare contratti in cui si certificava la titolarità del giocatore...) e maggiori, invece, riguardo alla situazione contrattuale: bastano tre partite di file ben giocate per far sì che i procuratori battano cassa, con il risultato che, accontentando tutti i giocatori, le casse della società si svuoteranno in un batter d'occhio. D'altronde, negare un aumento salariale ad un giocatore capace di vincere da solo partite importanti può essere controproducente sul medio periodo…

Con la consueta praticità, il team di sviluppo ha deciso di condensare in tre valori fondamentali la fiducia dello spogliatoio nei confronti del mister e dei suoi metodi di lavoro: coesione di squadra, atmosfera spogliatoio e supporto all'allenatore.

Il primo valore è relativo alla capacità dei giocatori di fare gruppo, e migliora consistentemente con il tempo e mantenendo un nucleo solido di giocatori anche con il passare delle stagioni: abbiamo visto calare drasticamente questo coefficiente mandando via tre giocatori di lungo corso in una sola sessione di mercato, e quindi oculatezza e diplomazia sono sempre consigliati.

L'atmosfera spogliatoio è inevitabilmente legata a due fattori come i risultati ottenuti sul campo e l'atteggiamento del giocatore nei confronti della sua squadra: siate troppo accondiscendenti e fioccheranno comportamenti poco professionali, espulsioni e prestazioni insufficienti, ma d'altronde giocatori di lungo corso mal sopportano sergenti di ferro che non lasciano spazio alla loro esperienza.

La cosa, che, come sempre, lascia piacevolmente sorpresi è il realismo di certe dinamiche: capire i momenti della stagione e gli umori dei propri giocatori può davvero fare la differenza: spronarli dopo una vittoria risicata contro una neopromossa può servire molto di più che rinchiuderli nello spogliatoio dopo una sconfitta immeritata in un big match.

Chiude il cerchio il valore corrispondente al supporto allenatore: dopo anni di militanza (se si riesce a non farsi esonerare) questo valore schizza alle stelle, ma conquistare la fiducia del gruppo appena giunti su una panchina non è affatto un'impresa semplice.

Il supporto va conquistato giorno dopo giorno, modificando i metodi di allenamento, mantenendo le promesse fatte in sede di rinnovo contrattuale, proteggendo i giocatori dalle critiche della stampa e facendo rispettare le regole interne dello spogliatoio: avere un capitano dalla propria parte aiuta tremendamente, perché molte delle lamentele di giocatori non appartenenti al gruppo più influente dello spogliatoio potranno essere gestite dal capitano senza che nemmeno il mister si sporchi le mani.

In vista dell'inevitabile Football Manager 2019, allora, speriamo vivamente che i ragazzi di Miles Jacobson mettano mano alla sezione dedicata alla stampa (conferenze stampa pre e post partita, interviste nel tunnel e domande assortite), ormai obsoleta, e pongano un freno alla frequenza degli infortuni, davvero irrealistica in certi frangenti: due problematiche fastidiose, certo, ma che nulla tolgono alla grandezza del disegno più ampio.

This is the moment

In ultimo, il comparto tecnico, da sempre poco più che accessorio in un prodotto come Football Manager: questa versione 2018 si presenta con menu puliti ed intuitivi, ed anche coloro che hanno saltato la scorsa edizione si troveranno immediatamente a loro agio tra tendine, menu a scomparsa e contestuali.

Il motore che gestisce la visualizzazione dei match ha goduto, come ogni anno, dell'aggiunta di nuove animazioni e di una maggiore cura e pulizia generali, ma rimane un'opzione in più piuttosto che il cuore delle partite: soprattutto in situazioni in cui si ha solo un'oretta per giocare, optare per la consueta visualizzazione testuale consentirà di guadagnare parecchio tempo.

Sonoro, come sempre, non pervenuto: al di là di una canzone introduttiva molto ben realizzata (intitolata “The Moment”), i cori da stadio e i rumori di sottofondo verranno probabilmente silenziati dopo qualche ora di gioco, com'è sempre stato per questa serie.

Dove, invece, il prodotto è migliorato notevolmente è nella velocità generale dei caricamenti, anche caricando database imponenti e non possedendo un PC di prima fascia (abbiamo avuto modo di testare il prodotto anche su un i3 con 8 gb di ram DDR3): i tempi di attesa sono sensibilmente inferiori rispetto alle ultime due edizioni del gioco. Nota a margine per la maggiore pulizia del codice di gioco, nonostante tutte le ore di test siano avvenute su una versione beta: in oltre centoquaranta ore siamo stati costretti a riavviare il programma una sola volta, quando, nel bel mezzo di una partita (che stavamo perdendo, fortunatamente) lo schermo è improvvisamente diventato nero. I valori di longevità, infine, sfiorano l'infinito come da consuetudine per questo franchise: siamo sicuri che investiremo almeno il doppio delle ore fin qui passate con il gioco nelle prossime settimane, come facciamo da anni ad ogni iterazione. Almeno fino a quella dell'anno successivo.

Scritto da Gerardo

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