Fuga dei cervelli? Non frega NIENTE ai politici! (RICORDATENE DOMANI ALLE URNE)

(Catanzaro)ore 20:09:00 del 04/03/2018 - Genere: , Denunce, Lavoro, Politica

Fuga dei cervelli? Non frega NIENTE ai politici! (RICORDATENE DOMANI ALLE URNE)

In Italia essere giovani è una sfida che va affrontata ogni giorno. Il sogno, che accomuna tutti, è quello di riuscire ad ottenere un posto di lavoro fisso o, perlomeno, dignitoso. Ma la fatica, l’impegno e il sacrificio, che si celano dietro la realizzaz

In Italia essere giovani è una sfida che va affrontata ogni giorno. Il sogno, che accomuna tutti, è quello di riuscire ad ottenere un posto di lavoro fisso o, perlomeno, dignitoso. Ma la fatica, l’impegno e il sacrificio, che si celano dietro la realizzazione di questo diritto sancito dalla Costituzione, non sono mai menzionati da nessuno.

Terminata la scuola, ci si aspetta di riuscire a entrare facilmente nel mondo del lavoro. Si spediscono fiumi di curriculum, fiduciosi di ottenere presto un colloquio che, però, tarda ad arrivare: i giorni di attesa si tramutano presto in mesi, e l’euforia iniziale lascia il posto allo sconforto. Ogni azienda sembra esigere anni di esperienza, e nessuno è disposto a concederti la tua prima possibilità. Si arriva anche a pensare che, forse, si punta troppo in alto, che il lavoro per cui si è studiato tanto arriverà con il tempo. Mentire a se stessi è così semplice. Ma la realtà è tutta un’altra storia, costellata di “lavoretti” accettati per obbligo di coscienza. Lavoretti che non portano a nulla di concreto ma che, in mancanza di altro, sono come una boccata d’ossigeno. Lavoretti che si rincorrono come le stagioni perché quello giusto e duraturo non arriva mai. Ti senti usato e gettato via, come fossi una scarpa vecchia. Il Diploma o la Laurea sono pezzi di carta senza valore, quando ti ritrovi costretto a svolgere un lavoro che non richiede alcuna qualifica particolare.

Inizialmente non si pensa a un futuro lontano, ma man mano si prende coscienza che il tempo scorre veloce, mentre continuiamo a restare inchiodati al punto di partenza. Da qui le alternative sono essenzialmente due: trasferirsi in un altro paese, nella speranza di riuscire a realizzarsi altrove, oppure continuare a “combattere” con ostinazione nella propria terra. Partire non è una scelta facile come potrebbe sembrare. Si fa presto a parlare di “cervelli in fuga”, dimenticando la persona, e tutto ciò che lascia nella casa che l’ha visto crescere. Ma ancora più difficile è decidere di restare, in un paese che toglie senza dare nulla in cambio.

Un lavoro a tempo indeterminato è un lusso solo per pochi fortunati, e nella maggior parte dei casi non è quello a cui si ha ambito per tutta la vita. Ma abbandonare la certezza di un salario fisso, per la mera possibilità di trovare di meglio, è un azzardo troppo alto per questo tempo. Così ci si adatta a vivere un’esistenza che non si sente propria. Ma neanche questo è abbastanza perché uno stipendio oltre che fisso, deve darti la possibilità di renderti indipendente, cosa che un lavoro di poche ore non riesce a fare. Costringendoti a vivere di bisogni, e non più di desideri.

Senza un lavoro che garantisca per te, non sei realmente padrone della tua vita. Non hai la facoltà di poter affittare un appartamento, o tantomeno di stipulare un mutuo. E ne va da sé che si resta in casa dei genitori per obbligo, non per scelta propria. Formare una famiglia è un desiderio sfocato all’orizzonte, perché non si può mettere al mondo un figlio, senza sapere se il giorno dopo ci sarà il pane in tavola. Così facendo si resta intrappolati in questo meccanismo logorante, mentre gli anni continuano inesorabilmente ad accumularsi, e la vita si fa vecchia.

I giovani di oggi non saranno giovani per sempre, dovrebbero essere loro la priorità, invece vengono lasciati appassire come fiori di campo dimenticati. Come potranno essere gli adulti di domani, se nei loro pugni hanno stretto sempre e solo illusioni? Eppure c’è stato un tempo in cui i giovani possedevano ciò che desideravano, ed anche se stretti in quattro mura, nella semplicità di quella vita avevano tutto per essere felici, o perlomeno, sereni. Ma questo, si sa, non è un paese per giovani.

Da: QUI

Scritto da Sasha

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