Gli USA pronti ad attaccare (RADERE AL SUOLO, COME SEMPRE) la Corea del Nord

(Milano)ore 19:42:00 del 30/12/2017 - Genere: , Cronaca, Denunce, Esteri, Sociale

Gli USA pronti ad attaccare (RADERE AL SUOLO, COME SEMPRE) la Corea del Nord

Il giornale sostiene che l’articolo si basa su informazioni interne fornite da funzionari dei governi statunitense e britannico

Un articolo sul Telegraph riporta che gli americani sono vicini a stilare una lista di opzioni per attaccare militarmente la Corea.
 
Il giornale sostiene che l’articolo si basa su informazioni interne fornite da funzionari dei governi statunitense e britannico
 
…abbiamo parlato della politica nei confronti della Corea del Nord con circa una dozzina di attuali ed ex funzionari in America e Gran Bretagna. Le conversazioni mostrano che l’amministrazione Trump è propensa a considerare l’opzione militare più di quanto ampiamente ipotizzato.
 
Il Daily Telegraph delinea alcune delle opzioni in discussione.
 
La Casa Bianca ha “drammaticamente” intensificato la preparazione per una soluzione militare negli ultimi mesi, temendo che la diplomazia non funzioni – dicono fonti ben informate.
 
Un’opzione è distruggere un sito di lancio prima che venga utilizzato dal regime per un nuovo test missilistico. Anche le scorte di armi potrebbero essere prese di mira.
 
La speranza è che la forza militare mostri a Kim che l’America è “seria” nel voler fermare lo sviluppo nucleare coreano e nel voler innescare negoziati.
 
Tre fonti – due ex funzionari che sanno della situazione ed una terza figura che è nell’amministrazione – hanno confermato che le opzioni militari sono in elaborazione.
 
“Il Pentagono sta cercando di trovare opzioni che permettano di colpire i nordcoreani, attirare la loro attenzione e mostrare che facciamo sul serio”, ha detto un ex funzionario della sicurezza USA.
 
L’articolo chiarisce anche chi sia in prima fila a chiedere un’azione militare contro la Corea, oltre che a far pressione ai britannici nel discorso di guerra a Washington
 
 
Il rifiuto di Kim a negoziare ha convinto figure di spicco della Casa Bianca che la via non è quella diplomatica ma bensì quella militare.
 
Una fonte britannica che ha recentemente partecipato ad un briefing con McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, ed altri funzionari, è uscita allarmata dallo stesso.
 
“Gli americani hanno detto che né la deterrenza né la negoziazione hanno funzionato con la Corea”.
 
“Chi li ha ascoltati se n’è andato con l’impressione che l’azione militare sia un’opzione da prendere in seria considerazione”…
 
I funzionari britannici continuano a sollecitare le controparti statunitensi a concentrarsi su soluzioni diplomatiche, e stanno cercando di aumentare la pressione su Pyongyang.
 
Che McMaster sembri essere al centro della pianificazione ed il principale sostenitore di un attacco militare sulla Corea del Nord non sarebbe eventualemete una novità.
 
Tra parentesi, aggiungo che quando a febbraio McMaster ha sostituito il generale Flynn in qualità di consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, gli alleati europei degli americani hanno tirato un sospiro di sollievo collettivo. Ci si chiede se in Europa qualcuno stia ora avendo dei ripensamenti…
 
Ma a parte questo, quanta credibilità dare al Telegraph?
 
In primo luogo, da Washington provengono molte notizie che parlano di possibili azioni militari contro la Corea del Nord, troppe per lasciare dubbi sul fatto che i preparativi per un attacco militare siano effettivamente in corso.
 
Non vi è neanche alcun dubbio sulla crescente frustrazione per l’incapacità di portare a termine il programma coreano di missili balistici ed armamenti nucleari, e per il rifiuto della Cina di imporre un embargo petrolifero sulla Corea.
 
L’articolo del Daily Telegraph ammette che il programma coreano sia avanzato molto più rapidamente di quanto si aspettasse Washington, e che ciò ha lasciato agli Stati Uniti il dubbio di come rispondere.
 
La pressione ad agire deriva dal calo del tempo stimato necessario alla Corea del Nord per sviluppare un missile che riesca a colpire l’America con armi nucleari. Solo pochi anni fa si pensava che il regime fosse ad un decennio da quel punto, ma ora la cifra è scesa a soli 18 mesi – anche se le stime variano. Figure di spicco dell’amministrazione Trump hanno reso chiaro in pubblico che sarebbe inaccettabile se la Corea raggiungesse tale posizione.
 
Il Telegraph dice anche che c’è una spaccatura all’interno dell’amministrazione tra chi è a favore e chi contro l’azione militare
 
Gli esperti dicono anche che c’è una divisione nell’amministrazione statunitense, con Trump e McMaster disposti a considerare l’attacco più di Tillerson e Mattis.
 
In uno scenario del genere non sorprende che Washington si sia divisa in “falchi” e “colombe”. Una situazione che si ripropone ogni volta che gli Stati Uniti si trovano a confrontarsi con un altro paese, vista in numerose occasioni dall’inizio della Guerra Fredda.
 
È comunque probabile che dietro a tutti questi discorsi ci sia un forte elemento di bluff.
 
Con gli Stati Uniti apparentemente incapaci di fare concessioni che potrebbero aprire la strada a colloqui con la Corea del Nord – ad es. accettare la proposta cinese di un “doppio congelamento” (cessazione delle esercitazioni militari statunitensi nella penisola coreana in cambio di una sospensione da parte della Corea del proprio programma di missili balistici ed armi nucleari) – articoli come quello del Telegraph forse vengono deliberatamente fatti trapelare ai media per indurre la Cina ad aumentare le pressioni sulla Corea, imponendole un embargo petrolifero.
 
Dico questo perché trovo ancora molto difficile credere che gli Stati Uniti intendano seriamente fare un attacco militare, che ogni serio analista che conosco considera estremamente rischioso e probabilmente inefficace, e che è osteggiato dai Segretari di Stato e Difesa.
 
Dopotutto, non è come se non ci sia mai stata un’occasione in passato in cui gli americani hanno attaccato un paese che possedeva armi nucleari. Si vogliono davvero prendere l’enorme rischio di farlo contro un paese imprevedibile come la Nord Corea?
 
Detto questo, il pericolo di tutti questi discorsi di guerra è che ad un certo punto inizino ad acquisire una propria dinamica.
 
È molto facile vedere come il programma missilistico coreano aumenti la pressione a Washington. Se sul tavolo c’è davvero l’opzione di un attacco, allora quella pressione aumenterebbe ancor di più.
 
Inutile dire che i rischi connessi siano colossali e non riesco ad immaginare nulla che possa allarmare e far arrabbiare di più la Cina. D’altro canto, quando si sceglie gente di guerra e non di pace, il conflitto è ciò che tende ad accadere.

Da: QUI

Scritto da Sasha

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