Governo parassita, ma l’italiano non si ribella

SAN GAVINO MONREALE (Medio Campidano)ore 08:02:00 del 28/02/2015 - Genere: Cultura, Economia, Editoria, Lavoro, Politica, Sociale

Governo parassita, ma l’italiano non si ribella

Governo parassita, ma l’italiano non si ribella perché in fondo le cose a lui stanno bene così.

Il dizionario definisce il parassita come colui che “vive parzialmente o totalmente a spese di un altro individuo”, sfruttatore, improduttivo, socialmente inutile. Paragonarlo allo Stato italiano oggi non è certo fuori luogo. Come non lo è parlare dei cosiddetti paradisi fiscali, luoghi invisibili che però hanno il grande potere di trasformare in enormi ricchezze i sacrifici ed il lavoro di migliaia di disgraziati. Le tasse non finiscono mai, i servizi pubblici si fanno sempre più scadenti per lasciare il posto al lucro delle compagnie private ed i meno fortunati sono destinati a soccombere in un triste destino. E’ la democrazia, bellezza! Ti dicono che sei fortunato perché vivi in una democrazia, che hai la libertà di dire tutto quello che ti passa per la testa (pazienza se nessuno ti ascolta) e che, tempi addietro, potevi lasciare le porte aperte perché ‘non c’era nulla da rubare’. Ma come la usi oggi questa libertà tanto inneggiata se poi non hai mezzi, le possibilità, se per accontentarti di un misero lavoro sei costretto a nascondere la tua laurea dal curriculum ed emigrare in GerMania?

Viviamo nel paradosso più assurdo di uno Stato che tassa più di quanto spende, che esige più di quanto offre e che riscuote (anticipatamente) tutti i suoi debiti per poi tenersi stretti i suoi crediti. Se ci basassimo sulla teoria keynesiana della spesa pubblica, allora lo Stato spenderebbe in deficit per coprire tutte le spese necessarie al suo completo sostentamento e si servirebbe delle tasse semplicemente come strumento per limitare e scoraggiare il rischio di inflazione. Non certo semplice, non certo una soluzione istantanea. Ma il nostro è un Paese a sua volta asservito al ricatto dei mercati e garantista di quelle politiche di austerità dettate da chi ricopre i più altri vertici di Bruxelles. L’obiettivo è già stato deciso: aumentare la flessibilità (quindi le possibilità di licenziamento) per diminuire i salari e così anche i diritti dei lavoratori in tutto il vecchio continente, eliminando di conseguenza gli Stati nazionali (funzionale al progetto anche l’eccessivo abbattimento delle frontiere e dell’Immigrazione selvaggia). Ecco svelato – e non ci voleva molto per intuirlo – il significato insito nella parola “competitività”.

“Se devi pagare tu, loro pretendono che sia rapido”, sostiene il deputato grillino, Carlo Sibilia, che insieme ad altri parlamentari Annuncia di recarsi alla sede di Cagliari di Equitalia per notificare una cartella da 7 milioni di euro di contributi statali evasi/elusi, “spesso sono loro a sbagliare nel notificare una multa, una tassa, una “cartella” di pagamento. E allora tu devi cominciare con denuncia, avvocati, tribunale, corte dei conti e magari TAR e consiglio di stato. E spesso il solo reclamo ti costa più del pagamento. Diventa una sorta di estorsione. Estorsione di stato”. Uno Stato debole con i forti e forte con i deboli. Lo stesso che alimenta la mafia dell’antimafia con i soldi pubblici che poi son sempre insufficienti per garantire maggiori posti letto negli ospedali, lo stesso governato da chi dirige appalti truccati alla faccia della legalità.

Proprio in questi giorni a far parlare è invece la ‘silenziosa’ protesta di quegli imprenditori che dichiarano apertamente di non essere più in grado di pagare le tasse e che, tuttavia, si rifiutano di morire per uno Stato che “scarica le proprie responsabilità verso le categorie più deboli, in particolare piccoli commercianti e artigiani”, portandoli allo stremo. Non ladri, non evasori (nel senso proprio di chi manifesta volontà nell’evadere) ma semplici cittadini costretti ad essere definiti tali e che, rifiutando la morte, accusano lo Stato di induzione al suicidio appellandosi agli Art.. 54 c.p. e 53 Cost.: non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. #IOnonMIammazzo non è solo l’estrema risposta di chi ha smesso di vedere nella cartella di Equitalia la sua ghigliottina, è anche l’enorme sdegno suscitato dalle parole di mister Renzi quando, tra un selfie e l’altro, osa affermare che “gli italiani sono ricchi ma hanno solo paura di spendere”.

Scritto da Gerardo

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