La grande evasione: la fuga dei giovani italiani continua

(Napoli)ore 12:40:00 del 10/02/2019 - Genere: , Denunce, Politica

La grande evasione: la fuga dei giovani italiani continua

Nel 2017 gli stipendi sono cresciuti dello 0,2% e siamo l’unico Paese europeo in cui il costo del lavoro è diminuito.

Pubblichiamo un estratto del libro “Moderne Odissee” di Antonio Morabito, diplomatico e scrittore. Un “viaggio consapevole tra gli irrisolti drammi e i profondi cambiamenti del nostro tempo”, Albatros Edizioni. L’autore, reduce anche del successo del recente libro “Valigia diplomatica” è diplomatico, entrato in carriera dal 1986. Ha prestato servizio al Ministero degli Esteri, in Indonesia Argentina quale console, alla presidenza del Consiglio (ufficio consigliere Diplomatico del Presidente), in Iran, al Ministero della Famiglia e nel Principato di Monaco quale Ambasciatore italiano alla Corte dei Grimaldi. Adesso è in servizio al Sistema Paese del Ministero.

VIAGGI DELLA SPERANZA

L’allarme di migliaia di giovani che cercano lavoro e migliori condizioni per realizzarsi fa stato di una situazione di disagio diffuso e che preoccupa. Soprattutto nell’Italia meridionale e nelle zone periferiche delle grandi città, la situazione di generale esclusione dalle opportunità lavorative è ampiamente percepibile. Una miriade di giovani è in continua ricerca di un futuro stabile e sostenibile. Alla radice dei problemi vi è un’economia stagnante unita a una situazione d’incertezza individuale e collettiva, tassi di disoccupazione elevati e di persone che perdono il lavoro aggravata dal dilagare della illegalità, dai tentacoli della criminalità organizzata, ndrangheta e le varie mafie, che rappresentano da sempre il vero freno allo sviluppo del territorio. E le prime vittime sono i giovani che cercano di realizzarsi, ma non trovano sbocchi. Giovani che studiano si diplomano, si laureano fanno stage, master, corsi di specializzazione, periodi lavorativi sottopagati. Alla fine dei conti restano al palo. Una recente analisi di Eurostat denuncia un dato preoccupante e circoscritto come anomalia italiana: negli ultimi anni l’economia ha visto accrescere i redditi medi alti, ma diminuire quegli più bassi. Si tratta di un fenomeno definito come “impoverimento dei più poveri”, con tutti i nefasti effetti socio-economici che ne derivano per una popolazione ai margini sempre più provata. Nell’ambito della società italiana emergono fenomeni di disagio dovuti alla perdita del lavoro, all’insicurezza sociale ed economica alla difficoltà di trovare occupazione lavorativa con conseguenze anche gravi sul piano personale e familiare. Per questo, molti parlano di un Paese che viaggia “a due velocità”: non solo il sud continua ad avere ritmi di crescita lenti ma vi è una fascia del Paese che cresce meno ed è quella più povera e più emarginata a risentirne gli effetti negativi.

Le università italiane preparano generazioni di giovani che poi lasciano l’Italia andando altrove per realizzarsi. Secondo uno studio recente dell’Istat, i laureati in termini percentuali emigrano più della media degli italiani”

Per l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, i dati sull’occupazione migliorano ma solo al Nord. L’occupazione nella media del 2017 cresce dell’1,2%, ma non tocca le regioni meridionali. In base ai dati più recenti la media del tasso di disoccupazione si riduce in tutte le aree territoriali del Paese ma “i divari rimangono accentuati: nel Mezzogiorno (19,4%), quasi tre volte quello del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10,0%)”. I dati recenti dell’Istat sono preoccupanti soprattutto sugli effetti di tale situazione sul futuro dei giovani. L’esodo dei giovani laureati italiani verso l’estero ha un saldo notevolmente negativo. E riguarda anche il Nord i cui dati sono compensati solo dalla massa migratoria di studenti e laureati provenienti dal Sud. Una realtà sconcertante se si considera che il Paese investa nell’istruzione il 4% del proprio PIL.

Ma non sono solo le cifre esorbitanti a documentare le perdite in termini umani ed economici, il danno più pesante per il Sud è la perdita di intere generazioni di giovani e i loro mancati frutti nel tempo. Le università italiane preparano generazioni di giovani che poi lasciano l’Italia andando altrove per realizzarsi. Secondo uno studio recente dell’Istat, i laureati in termini percentuali emigrano più della media degli italiani”. Ma le criticità colpiscono soprattutto il Sud, poiché “la perdita di talenti rischia di influenzare negativamente il benessere e la sua sostenibilità”. Il Paese si svuota delle sue risorse ed energie migliori, una voragine sempre più incolmabile che assume le forme di una “vera emorragia, di un dissanguamento continuo e inesorabile quasi un vero suicidio“, come constata il Pro Rettore della Kore di Enna, Giovanni Tesoriere. Così partono richiestissimi all’estero i migliori laureati, i tecnici più preparati nei campi aerospaziale aeronautico, programmatori informatici ingegneri fisici, e la lista si può allungare all’infinito. Riflessioni amare condivise in tutte le università e centri di eccellenza. Emergono in modo lampante allora le priorità per il nostro Paese che soffre sempre più di un vuoto incolmabile, che tocca il proprio futuro. Questo esodo di cervelli, se rivela una situazione di “carenza strutturale di adeguate opportunità lavorative, si traduce a sua volta nel perdurare di uno stentato sviluppo del tessuto produttivo”.

È disarmante vedere oggi tanti paesini e città svuotate di giovani, famiglie rassegnate a vedere i figli partire per cercare fortuna e lavoro. Si calcola che lo spopolamento del meridione ammonti a circa due milioni di giovani emigrati

L’Italia, nelle varie espressioni sociali ed economiche, appare spaccata in due. Se le statistiche sono crude, le immagini e la realtà socio economica sono ancora eloquenti. È disarmante vedere oggi tanti paesini e città svuotate di giovani, famiglie rassegnate a vedere i figli partire per cercare fortuna e lavoro. Si calcola che lo spopolamento del meridione ammonti a circa due milioni di giovani emigrati. Si tratta insomma di una nuova emigrazione ancor più drammatica di quella del dopoguerra. I contrasti sono stridenti. La popolazione giovane emigra e lascia famiglie e cose per cercare mete più lontane e più promettenti. Una migrazione interna inesorabile. Basta andare alle sta- zioni dei pullman notturni che collegano il nord al sud per vedere quanto sono pieni di giovani. E quasi ironicamente le varie pensiline da dove par- tono i pullman hanno la scritta “stallo”. Tanti partono in treno, con quelle vecchie locomotive, simbolo di un disagio grave. Le locomotive che viaggiano nelle strade ferrate del sud sono le stesse di decenni fa. L’alta velocità e le grandi tecnologie nel settore sono rimaste lungi da arrivare alle zone arretrate del Paese. Complici anche l’atavica rassegnazione e l’educato “civismo” della gente del Sud. Da quelle parti non ci sono state proteste o organizzazioni stile “no Tav” o “si Tav”.
La reazione di sempre è la partenza per migliorare, per cercare lavoro per mantenersi e crescere. Questa volta si parte con i libri, con la laurea in valigia con tante energie nuove. È una partenza non solo di manodopera ma di cervelli. Anche la manodopera che parte è specializzata ha studiato ha fatto corsi, apprendistato. E che dire dell’odissea dei tanti pendolari che quotidianamente si spostano con i mezzi più variegati, ma in condizioni di disagio e rallentamento. Il tempo non ha valore per tutti allo stesso modo. E poi c’è la moltitudine di “pazienti” che parte per curarsi e per ricoverarsi negli ospedali che garantiscono appropriate salvaguardie per la salute o in centri specializzati di cui sono privi le regioni del sud.
La grande parte dell’esodo è rappresentata dai giovani che partono, ogni anno sono centinaia di migliaia. Viaggi della speranza che fanno venire in mente altri tempi che si pensavano superati. Sono viaggi che non hanno frontiere che non si fermano vicino, e oltrepassano i confini, lasciando casa, famiglia il proprio Paese per cercare lavoro. Le migliori risorse. Il futuro del Paese che guarda altrove, che parte, rischiando di non tornare. E per chi resta la situazione, non è certo facile. Ma c’è anche chi affronta con coraggio le opportunità che il territorio può offrire mettendosi in gioco nel proprio ambito o tessuto socio-economico e nelle varie realtà connesse ai mercati locali e alle risorse turistiche, artigianali, e produttive. Anche nel settore dell’innovazione e delle tecnologie avanzate sono molti i giovani talenti che emergono a fronte però di limitate risorse.

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Scritto da Gregorio

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