La Merkel rischia di saltare: con lei L'INTERA UNIONE EUROPEA!

(Venezia)ore 07:06:00 del 05/07/2018 - Genere: , Denunce, Esteri, Politica

La Merkel rischia di saltare: con lei L'INTERA UNIONE EUROPEA!

Si esaspera il confronto fra Angela Merkel e Horst Seehofer sui migranti

LA CANCELLIERA, INCALZATA DAL MINISTRO DELL’INTERNO SEEHOFER, RISCHIA DI SALTARE
CON LEI PUO’ DEFLAGRARE L’INTERA UNIONE EUROPEA: LE SUE DIMISSIONI APRIREBBERO UN PROCESSO DI DESTABILIZZAZIONE DELL'UE. NON SOLO: IL SUO ADDIO POTREBBE APRIRE LA STRADA (SE NON SI VA A ELEZIONI) A UN CANCELLIERE PIÙ RIGORISTA COME SCHAEUBLE
SALVINI VERSIONE TAFAZZI: NON VEDE L'ORA DI TUMULARE ANGELA MERKEL FACENDO IL TIFO PER L'OMOLOGO SEEHOFER CHE È QUELLO CHE VORREBBE RIAPPIOPPARE ALL'ITALIA I MIGRANTI

Si esaspera il confronto fra Angela Merkel e Horst Seehofer sui migranti: il ministro degli interni, dirigente della Csu della Baviera dove si vota a ottobre per l'importantissimo rinnovo del parlamento della Regione, boccia l'accordo negoziato a fatica a Bruxelles e la cancelliera è con le spalle al muro.

Ieri sera, però, si è verificato un colpo di scena: Seehofer ha offerto al gruppo dirigente del suo partito (da sempre alleato della Cdu della Merkel) le sue dimissioni da ministro. Non è chiaro se si tratti di una mossa lineare oppure di una sortita fatta apposta per essere respinta ma destinata a far risaltare sui giornali le proposte anti-migranti della Csu.

L'obiettivo della Csu bavarese è quello di riprendersi i voti che nelle elezioni nazionali di sei mesi sono slittati a destra verso i sovranisti di Alternative fur Deutschland. Al Consiglio Ue la Merkel aveva strappato un accordo fra i 28 sperando di accontentare tutti e di salvare così il suo governo. Da settimane il ministro degli interni Hors Seehofer (Csu) minaccia, in caso di un'intesa insoddisfacente a Bruxelles, di ordinare i respingimenti alle frontiere.

«Nell' insieme tutto quello che abbiamo deciso ha detto la Merkel in un'intervista ieri alla Zdf è altrettanto efficace». Questa è la mia personale convinzione, la Csu deciderà naturalmente per sé». Ieri i vertici di Csu e Cdu, separatamente a Monaco e a Berlino, hanno esaminato i risultati dell'accordo Ue per decidere il da farsi. Dalla decisione dipende la permanenza dell' alleanza parlamentare fra Cdu-Csu, e della durata del governo.

In caso di iniziative unilaterali di Seehofer, la Merkel sarebbe costretta a rimuoverlo. Sarebbe la fine della nuova grande coalizione fra Cdu-Csu e Spd a soli 100 giorni dal suo insediamento. Un terremoto senza precedenti in Germania. Le riunioni sono andate avanti fino a tardi ma secondo anticipazioni filtrate, Seehofer ha bocciato l'accordo Ue non ritenendolo affatto «equivalente» ai respingimenti. Secondo la Bild, Seehofer sarebbe sbottato definendo inutile il suo incontro sabato con la Merkel: «La cancelliera si muove zero virgola zero», avrebbe detto al presidium Csu ieri.

Una eventuale caduta del governo Merkel unita alla presenza dei populisti dell'AfD al Bundestag, che sconvolgerebbe l'assetto politico parlamentare presente in Germania da oltre 70 anni. La cancelliera ha ammesso nell' intervista di essere stata «sicuramente anche un po' spinta» dalla Csu a fare pressione in Europa, ma «nel complesso» è soddisfatta del risultato. Alla domanda se intende licenziare Seehofer nel caso decida i respingimenti, ha preferito non rispondere: l'Unione deve riflettere seriamente, la posta in gioco è alta.

«Che la situazione è seria lo sanno tutti», ha detto durante i lavori della direzione del suo partito. La proposta della Merkel di trasferire i migranti registrati in altri paesi Ue in cosiddetti Ankerzentren (centri di ancoraggio), non piace a Seehofer che insiste con l'idea di respingere tutti i migranti non in regola inclusi quelli già registrati in un altro paese Ue (cosa che riguarda in primis l'Italia). L'intesa di Bruxelles per il ministro dell' Interno tedesco non sarebbe una alternativa accettabile e comporterebbe altri problemi per la Germania

La Merkel invece rifiuta una soluzione nazionale e al vertice Ue si è adoperata per una soluzione europea che tenesse conto un po' delle posizioni di tutti. Il risultato è un compromesso la cui trama ha cominciato a sfilacciarsi poco dopo. Appena finito il vertice la cancelliera annunciava un'intesa con altri 14 stati ma poco dopo sono fioccate le smentite: Repubblica ceca, Ungheria e da ultimo anche la Polonia si sono dissociate costringendo la Merkel a scusarsi: «mi spiace degli equivoci, non abbiamo stipulato accordi, piuttosto uno scambio a livello politico».

Massima allerta al Quirinale e a palazzo Chigi. L'eventuale caduta di Angela Merkel allarma il presidente Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte che, riferiscono fonti accreditate, «segue la situazione con comprensibile preoccupazione»

Perché l' addio della Cancelliera, agli occhi del Colle, potrebbe rappresentare un fattore di destabilizzazione dell' Ue, privata dalla sua forte leadership europeista. E perché, secondo la prospettiva del governo, potrebbe aprire la strada (se non si va a elezioni) all' avvento di un cancelliere molto più rigorista: Wolfgang Schaeuble. «Senza contare», dice un' alta fonte diplomatica, «che un' eventuale evoluzione sovranista in Germania porta a ben tristi ricordi...».

A palazzo Chigi, preoccupazione a parte, dicono che «ciò che accade a Berlino non mette comunque in discussione la nostra posizione sul rifiuto a riprenderci i migranti registrati in Italia e fuggiti fin lì». Insomma: nessun soccorso in extremis. Anzi: «Le difficoltà della Merkel dimostrano che non è vero che a Bruxelles, nello scontro sui flussi migratori, ha vinto la Germania e ha perso l'Italia...».

Chi di sicuro stapperebbe champagne davanti alla caduta della Cancelliera è Matteo Salvini. Da quando è andato al governo, ha preso il timone del ministero degli Interni, il vicepremier ha lavorato ai fianchi Frau Merkel. E ha stretto un asse proprio con Horst Seehofer: il Bruto che accoltella la Cancelliera cavalcando, esattamente come Salvini, il tema dei migranti.

Eppure proprio Seehofer è quello che vorrebbe rispedire in Italia i migranti. «Ma a Salvini questo non interessa», dice Sandro Gozi, ex ministro dell' Europa nel governo Gentiloni, «ciò che interessa al leader leghista è sfasciare l'Ue e l' operazione risulterà molto più semplice se a Berlino non ci sarà più la Merkel».

Vero? A confermarlo è stato lo stesso Salvini sul pratone di Pontida: «Le elezioni europee del prossimo anno saranno un referendum tra l'Europa delle élite, delle banche, della finanza e l' Europa dei popoli». Ancora: «Mi auguro che a Bruxelles salti l'inciucio democristiano-socialista e che il primo partito diventi quello sovranista: la Lega delle Leghe».

Ecco la chiave: la saldatura dei movimenti populisti e sovranisti. Una sorta di internazionale di destra. Che sfrutta il timore per i migranti e da mesi cannoneggia la Cancelliera. Tant'è che oltre all'Italia, a bocciare le riammissioni e l'ultimo disperato appello della Merkel, sono stati gli altri leader sovranisti: l'ungherese Viktor Orban, il polacco Mateusz Morawiecki, il ceco Andrej Babi, l'austriaco Sebastian Kurz. «Con Orban e Kurz siamo grandi amici», ripete spesso Salvini.

E Orban: «Vedo che anche in Italia sono apparsi protagonisti duri. Le cose procedono secondo i miei piani». Quali? La vittoria dell'ultra destra in Europa il prossimo anno, appunto. E il contemporaneo tramonto delle tradizionali forze europeiste che hanno fondato l'Unione: il Partito popolare europeo (Ppe) e il partito socialista continentale (Pse). Al fronte populista e sovranista non mancano gli alleati. Il primo è Vladimir Putin che vuole ridimensionare un competitor difficile come la Ue e brinderebbe a Vodka per mesi se riuscisse a spappolarla. La prova?

Ha accolto due volte Salvini a Mosca e tifa per i 5Stelle: due partiti euro-scettici che, con Conte, hanno annunciato in Parlamento «una svolta nelle relazioni con la Russia». Il secondo alleato si chiama Donald Trump e anche lui ha simpatie sia per Salvini, sia per i 5Stelle (a fine luglio Conte sarà ospite a Washington). Il presidente americano alza muri come Orban, guadagna consensi dando la caccia ai migranti come Salvini, Kurz e la Le Pen, e non fa passare settimana senza lanciare un tweet al veleno contro la Merkel. Inoltre, esattamente come Putin, lavora a sfasciare l'Unione: è di poche ore fa la notizia che Trump ha proposto al presidente francese Emmanuel Macron di mollare l'Europa e di allearsi con gli Usa, in cambio di importanti concessioni commerciali e militari.

Dago

Scritto da Luca

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