Meta' della RICCHEZZA MONDIALE in mano a soli 8 UOMINI

(Napoli)ore 07:48:00 del 26/05/2018 - Genere: , Denunce, Economia, Sociale

Meta' della RICCHEZZA MONDIALE in mano a soli 8 UOMINI

Un pugno di uomini posseggono la ricchezza di oltre metà della popolazione mondiale, secondo un’analisi di Oxfam, la confederazione internazionale specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo.

Un pugno di uomini posseggono la ricchezza di oltre metà della popolazione mondiale, secondo un’analisi di Oxfam, la confederazione internazionale specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo. La ricerca ha scoperto che gli otto uomini più ricchi del pianeta hanno un patrimonio collettivo di 460 miliardi di dollari americani. Di contro, le “fortune” combinate di 3,6 miliardi di abitanti più poveri del mondo raggiungono un misero 409 miliardi di dollari americani.

Gli otto straricchi comprendono sei uomini d’affari statunitensi, apre la lista il fondatore di Microsoft, Bill Gates, che rimane l’uomo più ricco del mondo; seguito da Warren Buffet, l’imprenditore ed economista, soprannominato l’oracolo di Obama, un grande value investor; segue il creatore di Amazon, Jeff Bezos; il co-fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg; l’imprenditore informatico ed azionista cofondatore della Oracle, una delle più grandi aziende di fornitura di software database del mondo, Larry Ellison; e per finire l’elenco dei super-ricchi statunitensi l’ex sindaco di New Yoork, Michael Bloomberg, fondatore della Bloomberg L.P, multinazionale operativa nel settore dei mass media. Il secondo uomo più ricco del mondo è spagnolo, Amacio Ortega, fondatore della catena internazionale di negozi d’abbigliamento Zara; chiude la lista con il quarto posto un imprenditore messicano, Carlos Slim,Helù, che opera in molteplici settori.

Nel rapporto dal titolo “An Economy for the 99%”, Oxfam sottolinea che il divario economico tra i super-ricchi e i più poveri è in aumento a livelli senza precedenti, una situazione “indecente” che “aggrava le disuguaglianze”. La relazione, che si basa sui dati provenienti dalla banca svizzera Credit Suisse e Forbes, vuole essere un invito per i governi a muoversi verso un’economia più umana, e a lavorare per ridurre le disuguaglianze, nei fatti piuttosto che a parole.

Il rapporto afferma che il divario tra ricchi e poveri è ora maggiore di quanto si pensasse nel passato, aggiungendo che una persona su 10 sopravvive con meno di 2 $ al giorno. Nel rapporto del 2016 erano 62 i miliardari che possedevano tanta ricchezza quanta la metà più povera della popolazione mondiale. Mentre i top manager portano a casa enormi bonus, i salari dei lavoratori sono stagnanti; mentre le multinazionali e i milionari trovano il modo di schivare le tasse, i servizi pubblici vengono tagliati.

“Il quadro di quest’anno sulla disuguaglianza è più chiaro, più preciso e più scioccante rispetto al passato”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Oxfam Gran Bretagna, Mark Goldring.
“E’ al di là del grottesco che un gruppo di uomini che potrebbero essere facilmente trasportati in un solo buggy nel campo di golf possieda più della metà più povera dell’umanità”.

Oxfam ha indicato un legame tra il vasto divario tra ricchi e poveri e il crescente malcontento sulla politica tradizionale di tutto il mondo. “Dalla Brexit al successo della campagna presidenziale di Donald Trump, si nota un preoccupante aumento del razzismo e della disillusione diffusa per la politica tradizionale, vi sono crescenti segnali che indicano che sempre più persone nei Paesi ricchi non sono più disposte a tollerare lo status quo”, si legge nel rapporto.

La concentrazione della ricchezza ai vertici ha paralizzato la lotta per porre fine alla povertà globale, così come il settore delle imprese si è concentrato sempre più sulla realizzazione di “rendimenti sempre più elevati per i proprietari ricchi e i top manager”. Le aziende sono strutturate per evadere le tasse, abbassare i salari dei lavoratori e spremere i produttori, invece di contribuire ad una economia a vantaggio di tutti.

D’altra parte, ci chiediamo, la disuguaglianza non è una tendenza intrinseca del capitalismo? Nella sostanza il reddito e le disuguaglianze sono peggiorati in quasi ogni Paese capitalista almeno dal 1970. Oggi siamo tornati alle dimensioni delle enormi lacune del 19° secolo, l’1 per cento tra i più ricchi rispetto a tutti gli altri. Il salvataggio della “classe media scomparsa” è diventato lo slogan di ogni aspirante politico. La disuguaglianza estrema infetta tutta la società. e i ricchi, per proteggere le loro posizioni, comprano politici, mass media e altre forme culturali che sono in vendita.

Pur apprezzando il rapporto Oxfam, ci permane il dubbio che il World Economic Forum – visti i risultati – si riunisca ogni anno con lo scopo di trovare un ulteriore modo di base per  aumentare i profitti alle élites politiche, finanziarie e commerciali. A queste, non sono bastate i quattro modi di base impiegati dal 1970 per aumentare i loro profitti. In primo luogo l’informatizzazione e la robotizzazione non sono servite per ridurre il tempo di lavoro di tutti, ma per aumentare i profitti, riducendo i libri paga. In secondo luogo lo sfruttamento della manodopera immigrata ha permesso loro di compensare gli aumenti salariali conquistati da anni di lotte dei lavoratori. In terzo luogo, si è trasferita la produzione in Paesi a basso salario.In quarto luogo, hanno diviso e indebolito i sindacati, i gruppi dei partiti politici e altre organizzazioni che perseguivano gli interessi del lavoratore.

Di conseguenza all’interno di quasi tutti i Paesi del sistema capitalistico globale, si è approfondito il divario tra i ricchi e i poveri, così ben delineato dal rapporto Oxfan.

Da: QUI

Scritto da Sasha

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