Morire a 15 anni per 1,5 euro all'ora: la storia di Giovanna Curcio

(Bologna)ore 15:37:00 del 08/07/2018 - Genere: , Denunce, Lavoro

Morire a 15 anni per 1,5 euro all'ora: la storia di Giovanna Curcio

Non ci andare Giovanna, non ci andare. Questo le aveva detto suo padre Pasquale quando Giovanna gli aveva detto che iniziava a lavorare nella fabbrica di materassi di Biagio Miceri, a Montesano sulla Marcellana.

Non ci andare Giovanna, non ci andare. Questo le aveva detto suo padre Pasquale quando Giovanna gli aveva detto che iniziava a lavorare nella fabbrica di materassi di Biagio Miceri, a Montesano sulla Marcellana.

Pensava che la figlia fosse troppo giovane, che quel salario di 1,5 euro l’ora (due per le sue colleghe maggiorenni) fosse una vergogna, che lei doveva studiare per migliorare il suo futuro. Ma Giovanna voleva darsi da fare, voleva aiutare i suoi genitori, padre forestale e madre disoccupata, a mandare avanti la famiglia e così alla fine aveva accettato quello stipendio così basso e quelle condizioni di lavoro terrificanti proposte da Miceri.

Sì perché non era solo un lavoro mal retribuito ed in nero, si trattava di stare ore ed ore, anche più di dieci, in un sottoscale non arieggiato pieno di materiale infiammabile. L’azienda totalmente illegale non era registrata presso nessun ufficio pubblico, il locale privo delle elementari norme di sicurezza, i contratti verbali, spesso disattesi, i libretti di lavoro addirittura sequestrati.

Insomma un ambiente malsano da ogni punto di vista, in cui donne più o meno giovani, passavano l’intera giornata per portare a casa una ventina di euro. E fu in quell’ambiente che finì la vita di Giovanna e di una sua collega, Annamaria Mercadante, di 49 anni. 
Nella fabbrica di materassi c’era un impianto elettrico vecchio e non a norma, e numerosi materiali infiammabili. E così il 5 luglio del 2006, quando probabilmente un cortocircuito, intorno alle dieci e mezza fece divampare le fiamme, queste presto avvolsero l’intera struttura.

Biagio Miceri si diede subito alla fuga abbandonando le sue operaie in mezzo ai fumi. Due di loro riuscirono a fuggire, non Giovanna, che forse per spegnere l’incendio o più probabilmente per salvare Annamaria, collega a cui era legatissima, tornò sui suoi passi e rimase intrappolata tra le fiamme. Le due donne si rintanarono nel piccolo bagno e lì morirono soffocate a causa di una combinazione di monossido di carbonio, benzene e acido cianidrico. 

Ovviamente non c’erano porte di sicurezza e nemmeno estintori, anzi i vigili del fuoco giunsero appena in tempo per arginare l’incendio prima che arrivasse alle bombole di gas lasciate sulla porta della fabbrica abusiva. Bombole che avrebbero fatto saltare in aria l’intera palazzina comprese le scuole elementari pubbliche lì presenti. Tutti in paese sapevano della fabbrica abusiva, comprese le istituzioni. I vigili locali l’avevano multata per non aver pagato alcune imposte comunali ma non avevano certo chiamato l’ispettorato del lavoro o fatto una denuncia, mentre il sindaco di un comune vicino era la persona che aveva “procurato l’impiego” a Giovanna. 
Giovanna, morta a 15 anni per un euro e mezzo l’ora.

Da: QUI

Scritto da Luca

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La parola “estate” a 15 anni significava vacanze, mare, andare a dormire tardi...



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