Qat: la droga dei bambini poveri per non sentire la fame

(Milano)ore 22:12:00 del 25/07/2019 - Genere: , Cronaca, Denunce, Esteri, Sociale

Qat: la droga dei bambini poveri per non sentire la fame

QAT, LA DROGA DEI POVERI - Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità più di 2 milioni di bambini yemeniti si drogano ogni giorno per non sentire la stanchezza di una vita tra carestia e guerra.

QAT, LA DROGA DEI POVERI - Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità più di 2 milioni di bambini yemeniti si drogano ogni giorno per non sentire la stanchezza di una vita tra carestia e guerra.

Con effetti devastanti sulla crescita e sulla salute: crea dipendenza, indebolisce il corpo e causa tumori e infarti letali. 

Lo Yemen non è solo devastato da guerra e carestia. A gettare milioni di persone nella dipendenza e a ucciderne migliaia, c’è anche la droga, e si chiama Qat.

Il Qat è una pianta originaria delle regioni orientali dell’Africa, come l’Etiopia e Somalia, ma è diffusa anche nella Penisola Arabica, in particolare nello Yemen.

Le foglie di questa pianta contengono un alcaloide dall’azione stimolante che genera euforia e stati di eccitazione, come una sostanza di natura anfetaminica e psicotropa.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha bandita nel 1973, classificandola come droga al pari della cocaina e degli stimolanti.

QAT, LA DROGA DEI POVERI - Una volta masticate le foglie di Qat, vengono trattenute in una delle due guance sotto forma di bolo. Così, col passare delle ore, la sostanza viene assorbita e messa in circolo.

L’effetto eccitante si ha nell’arco delle due o tre ore successive all’assunzione e dura circa un paio d’ore per poi scendere lentamente. Nella sua fase di picco la sostanza inibisce fame e stanchezza e ci si sente forti e vigorosi.

Come altre sostanze, anche il Qat genera dipendenza, anche se in forma limitata, e dopo l’effetto ci si sente stanchi, affaticati, desiderosi di farsi un altro giro di Qat, ma in quantità maggiori, per superare l’assuefazione e avere lo stesso effetto stimolante.

QAT, LA DROGA DEI POVERI - I numeri dell’abuso di Qat. I numeri riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità fanno paura. Raccontano di uno Yemen drogato, dove il 90% degli adolescenti assume regolarmente il Qat e il 73% delle donne ne fa uso abitualmente.

Numeri di una dipendenza totale. Ma il dato ancora più sconfortante è che secondo l’Oms il 20% dei bambini lo mastica quotidianamente: su una popolazione totale sotto i 15 anni di 13 milioni, stiamo parlando di 2 milioni e mezzo di bambini che si droga, ogni giorno.

«Le foglie - spiega Bua - sono solitamente assunte anche in Italia da soggetti di provenienza africana, mentre non sono ancora diffuse tra la “clientela” di nazionalità italiana». C’è un’organizzazione nel traffico di khat? «Per quello che ci risulta al momento - conclude Bua - i quantitativi vengono importati da singoli grossisti fai da te che si mettono in proprio e nell’ambito della propria comunità tramite contatti e conoscenze distribuiscono la sostanza».

Il fenomeno khat è controverso ed esistono pochi dati sul consumo e sulla ricaduta che questo potrebbe avere sull’economia e la società. Per esempio il khat non è illegale in tutti gli Stati europei, tanto che si sono osservati di “turismo del khat”, in particolare verso Londra.

Nelle tradizionali aree di coltura il khat garantisce una fonte di reddito sicura e rappresenta una scelta allettante per i produttori agricoli

Nei Paesi Bassi e nel Regno Unito, dove il khat è legale, il consumo avviene generalmente in caffè noti come «mafrish», che fungono da centri sociali offrendo bevande, televisione, cibo e khat. I caffè mafrish - spiega un report dell’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze - permettono di scambiarsi informazioni, di tenersi aggiornati sulle notizie relative ai Paesi di origine e di svolgere altre attività collettive. Il consumo di khat può inoltre avvenire in sale della comunità o in appartamenti privati.

Il khat può essere acquistato in negozi di ortofrutticoli, minimarket e perfino edicole. In Svezia, invece, la vendita del khat, come quella degli altri stupefacenti, avviene ai margini degli spazi pubblici, ad esempio nei parcheggi. In inverno si affittano abitazioni private per le sedute di consumo, mentre in estate esse si tengono nei parchi. Le attività di contrastodevono tenere conto della natura culturale dell’utilizzo del khat: in alcuni Paesi una rigida applicazione della legge ha creato tensioni tra le comunità di migranti e la polizia.

Un commercio quello del khat difficile da stroncare, anche perché i Paesi produttori grazie all’export delle foglie negli ultimi anni hanno visto un importante boom economico. Nelle tradizionali aree di coltura il khat garantisce una fonte di reddito sicura e rappresenta una scelta allettante per i produttori agricoli.

Scritto da Gregorio

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