Recensione Call of Duty WWII

(Genova)ore 12:29:00 del 07/11/2017 - Genere: , Videogames

Recensione Call of Duty WWII

Tra solide basi tradizionalistiche e sparuti barlumi di innovazione, si frappone la verve spettacolarizzante tipica dello shooter di Activision, che da sempre caratterizza sia la campagna, sia il comparto multigiocatore.

Spogliando i soldati di esoscheletri e strumenti futuristici, indossando lerce divise e arrugginiti elmetti d'acciaio, quest'ultimo capitolo ci catapulta nuovamente nel secondo conflitto mondiale: e sebbene alcuni eventi siano ormai fin troppo noti, dopo anni di guerriglia "post-moderna" a gravità zero anche lo sbarco in Normandia assume un sapore quasi inedito. È il gusto, amaro e brutale, del sangue e della morte: Call of Duty: WWIIdimentica quindi i fronzoli ipertecnologici e torna alla sua forma più pura, recuperando il feeling delle origini ed intessendo nell'ordito ludico della serie anche qualche piccola, timida novità. Tra solide basi tradizionalistiche e sparuti barlumi di innovazione, si frappone la verve spettacolarizzante tipica dello shooter di Activision, che da sempre caratterizza sia la campagna, sia il comparto multigiocatore. In questo modo, WWII prova a ricordarci che le ricostruzioni di storiche battaglie non devono ricercare il realismo a tutti i costi per essere soddisfacenti: bastano infatti un medikit, una trincea e una cassa di munizioni, avvolti dal fragore dei proiettili e delle urla naziste, per farci immedesimare pienamente nei panni di sacrificabili pedine, all'interno di un conflitto molto più grande di noi.

Una fotografia in bianco e nero, il volto sorridente di una donna, una dedica d'amore. E poi un boato, le grida di disperazione, i corpi smembrati. Call of Duty WWII inizia subito a mettere in chiaro le sue intenzioni: alla dimensione intima ed emotiva si affianca quella brutale e violenta; al patriottismo si accompagna l'irrazionalità, al coraggio la paura. WWII è la storia di un soldato qualunque, Red Daniels: la ragazza nella foto è la sua amata, dalla quale spera di tornare, prima o poi, tutto intero. Ma tra le diroccate rovine di Mariginy e la sua casa di campagna, contrappunto speculare e pacifico dell'orrore bellico, c'è un intero esercito tedesco da annientare. Daniels non è un eroe, e neppure i compagni con cui condivide la vita e la morte. Sono uomini pronti a scappare, sacrificarsi, proteggersi, ma, più di tutto, sono individui stereotipati, maschere militari inquadrate in canoni tipificati. Il problema più grande di WWIIè proprio questo: cerca l'empatia ma non la trasmette, prova a farci affezionare al destino dei protagonisti senza approfondirne la personalità. Mentre alcuni interessanti simbolismi (come quello che paragona costantemente i lupi ai nazisti) scandiscono la narrazione fino alla fine, la storyline procede in modo frammentato e disorganico, attraverso una serie di battaglie unite da un filo conduttore molto labile. Legami amorosi e fraterni, sentimenti di ribellione e giustizia, vendetta e riscatto sono i temi portanti di un racconto pieno di buone intenzioni, ma incapace di andare oltre la superficialità. È un peccato, del resto, se si pensa alla qualità del ritmo e della regia virtuale, che mantiene sempre desta l'attenzione e ci trascina, lungo le circa sette ore necessarie a completare la campagna, all'interno di una progressione ottimamente cadenzata.

Insomma un buon ventaglio di contesti differenti, quasi sempre ben implementati. L'ispirazione dai grandi blockbuster è dunque evidente, e viene rimarcata da un comparto tecnico che cura molto le animazioni facciali e i filtri, granulosi e perfetti per creare il clima da grande film di guerra. Molta attenzione è riversata nella caratterizzazione dei personaggi che, nel limite del possibile, riusciranno ad avere ognuno un quadro abbastanza ben delineato. A livello strutturale poi la campagna di WWII presenta due novità: la vita che non si rigenera più automaticamente, e le abilità dei compagni. Le cose sono in realtà collegate, in quanto le skill dei nostri alleati ci permetteranno, tra le altre cose, di ripristinare la salute del protagonista. Sarà quindi fondamentale stare compatti e uccidere quanti più nemici possibili, per caricare una piccola barra che una volta piena ci permetterà di usare le abilità in questione. Avremo a disposizione, per esempio, la capacità di evidenziare i nemici a schermo, oppure chiamare un attacco di mortaio, o ancora ricaricare tutte le nostre armi e, ovviamente, farci dare dei kit per ripristinare la salute. La campagna single player si presenta dunque curata e interessante, dalla durata di circa 6/8 ore, in base alle nostre capacità e al livello di difficoltà. Nonostante un buon carattere generale non è però esenti da problemi, da ricercarsi in particolare in un' IA molto approssimativa e poco rifinita, in qualche evidente calo di frame rate (abbiamo giocato su PS4 Pro) e in una sceneggiatura che sebbene sia gradevole alla fine non riesce ad emozionare nel suo climax finale.

Il risultato è perciò un'esperienza d'impatto, guidata da un'impronta cinematografica preponderante che si racconta tramite un gameplay discretamente vario ma indebolito da un'intelligenza artificiale che talvolta sembrerà poco credibile. L'idea di ricreare un war movie interattivo può considerarsi riuscita malgrado alcune lacune che rischiano di minarne la credibilità. Si tratta però di elementi che seppur poco rifiniti non intaccano la fruizione di un single player che si piazza, nel complesso, tra i migliori della saga.

Uccidere come ai vecchi tempi

Dimenticate wallrun e jetpack d'ogni genere. Come ben saprete WWII ritorna alle origini, e non lo fa solo eliminando i simpatici propulsori o esoscheletri vari, ma anche e sopratutto nella natura di un gameplay che recupera il feeling dei migliori capitoli del brand. Time to kill in pieno stile COD ma comunque bilanciato, reso ancor più tollerabile da armi interessanti, capaci di offrire sempre una valida alternativa, eccezion fatta per un paio di bocche da fuoco leggermente più sbilanciate di altre. Ci sono poi le Divisions, il nuovo sistema di classificazione dei soldati che instaura anche una progressione ben più stratificata, dividendo le Divisioni dal livello del giocatore e proponendo classi differenti, con caratteristiche e ricompense uniche legate alla tipologia d'arma utilizzata. Entrare in confidenza con queste nuove features non sarà immediato, ma saremo aiutati dalla possibilità di recarci nel Quartier Generale, la nuova zona social raggiungibile in qualsiasi momento e senza tempo di caricamento, con la sola pressione di un tasto (options/start). Qui potremo incontrare altri giocatori, visitare alcuni NPC che ci daranno accesso agli Ordini e ai Contratti (taglie/obiettivi da portare a termine entro un dato periodo di tempo che ci ricompenseranno con rifornimenti di varia importanza) e fare pratica con le nuove serie d'uccisioni, piuttosto che sfidare qualche altro soldato in un virtuoso 1vs1.

Quest'introduzione funziona principalmente da hub centrale durante le nostre sessioni di gameplay, dandoci la possibilità di capire al meglio le nuove funzioni e azzerare in qualche modo i tempi morti, per poi impegnarci nelle varie partite multigiocatore. Il comparto multiplayer di WWII è estremamente solido e, cosa più importante, completo: il gameplay praticamente perfetto viene esaltato da un ecosistema di attività ricco di opzioni, sempre stimolanti. Specializzarsi in una Divisione, prestigiare, portare a termine gli Ordini, ottenere tutte le armi speciali. Ci sono davvero molte cose da fare e siamo sicuri che se i player più hardcore saranno ben incentivati, i neofiti lo saranno ancora di più, trovandosi di fronte a un FPS che prova a migliorarsi aggiungendo contenuti e alternative. Fiore all'occhiello è certamente la modalità Guerra, che al contrario del classico PvP, caratterizzato da una forte anima competitiva (sia nel gameplay, che nel level design) suggerisce un approccio più scanzonato e cooperativo. Prendendo spunto da Rush della serie Battlefield, War Mode divide i team in attaccanti e difensori, con i primi che non dovranno solo conquistare il punto A, B o C, bensì saranno chiamati a svolgere obbiettivi dinamici che variano sempre, di mappa in mappa. Al day one ne avremo disponibili tre, ma altre arriveranno con i DLC: Guerra è una modalità incredibilmente divertente, che gode di dinamiche e di uno stile unici. Peccato non aver aggiunto un sistema di ranking interno, che avrebbe incrementato di molto la rigiocabilità, stimolando maggiormente i giocatori. Nel complesso però è pressoché ottima, cosi come tutto il multiplayer. Non mancheranno approfondimenti d'ogni genere qui sulle pagine di SpazioGames.it, nel frattempo però vogliamo rassicurarvi, dicendovi che quest'anno giocare a Call of Duty sarà un vero spasso.

Scritto da Gerardo

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