Recensione Dead or Alive 6

(Torino)ore 10:24:00 del 07/02/2019 - Genere: , Videogames

Recensione Dead or Alive 6

Come mai potrebbe farlo un picchiaduro dalle meccaniche agili e divertenti ma così surreale ed eccessivamente nipponico in tutto il resto?

 

Il misto di botte e provocanti decolleté di Dead or Alive porta da sempre con sé il fascino del non prendersi mai sul serio. Come mai potrebbe farlo un picchiaduro dalle meccaniche agili e divertenti ma così surreale ed eccessivamente nipponico in tutto il resto? La formula piace, senza distinzione di pubblico, anche se poi sappiamo bene cosa è rimasto nell’immaginario comune da questa serena rappresentazione delle provocanti curve femminili. E ora, essere arrivati ad accogliere un sesto capitolo, per la serie che ha preso il largo con il primo capitolo sui cabinati nel lontano 1996, è di certo una testimonianza che oltre alla superficie c’è tanto di più. In vista dell’uscita di Dead or Alive 6, fissata per il 1° marzo, siamo stati chiamati negli uffici di Koch Media per provare in anteprima le primissime battute del titolo, per circa un’ora a cavallo di tutte le modalità. Una prova che si è rivelata un assaggio fugace di quello che possiamo aspettarci, ma che le apre le porte a considerazioni tutto fuorché definitive, o presunte tali.

Back to the Dead or Alive

L’incipit narrativo della modalità storia ci introduce subito al pretesto narrativo principale che porterà poi i vari personaggi a partecipare al famosissimo omonimo torneo: Dead or Alive. La storia prende il largo da quella di Dead or Alive 5, con Kasumi in eremitaggio ed Helena che tesse le trame dell’avventura, aiutata da Marie Rose. La missione poi dà il là a tutta la serie di eventi che non possiamo continuare a narrarvi. Possiamo invece raccontarvi che l’avventura è strutturata in una sorta di schema a griglia, in cui sull’asse delle ascisse troviamo in fila i diversi personaggi, mentre su quello delle ordinate scandisce il tempo dello svolgersi degli eventi.

 Dead or Alive 6, pur lasciandoci spesso la possibilità di scegliere, non ci permetterà dunque di continuare con lo stesso personaggio dall’inizio alla fine. La modalità è perfetta per riscoprire il gameplay, iniziando a gestire i diversi ritmi e moveset dei personaggi. Allo stato attuale sembra molto scanzonata (quando mai non lo è stata) e con i nuovi personaggi sembra ambire a quel giusto misto di no-sense e stravaganza che dà tono alla serie.

Il DOA Quest Mode non presenta invece alcun elemento narrativo, ed è strutturato in una serie di incontri scollegati tra loro, ognuno con differenti obiettivi da portare a termine. In tutto si tratta di un centinaio di sfide che ricompensano il giocatore con un numero variabile di stelle (da uno a tre) che corrispondono a un diverso quantitativo di denaro. Giusto per citare qualche esempio, le prime prove richiedono di infliggere 60 danni con una combo, colpire tre volte un avversario mentre esegue un sidestep e portare a termine il combattimento entro un minuto. La varietà è discreta, e la possibilità di attivare dei rapidi tutorial per apprendere le varie tecniche necessarie a completare una sfida è un interessante extra che permette di allenarsi e di imparare rapidamente mosse e combo. Tutta la valuta ottenuta in-game può essere utilizzata per acquistare diversi elementi di natura estetica che vanno a modificare il look dei personaggi. Come da tradizione, anche Dead or Alive 6 offre un guardaroba di abiti sbloccabili di considerevoli dimensioni, con modelli sostanzialmente differenti tra loro o che presentano semplici variazioni cromatiche. A tutto questo si aggiungono poi un comparto dedicato alle pettinature e uno agli occhiali da sole, con la disponibilità di una montatura per ogni personaggio. Tutto sommato c’è di che sbizzarrirsi, e considerando la quantità di denaro virtuale richiesta per sbloccare ogni oggetto, saranno necessarie lunghe sessioni di gioco per avere ogni cosa a disposizione. Il pacchetto single player è poi completato da una serie di opzioni standard, tra cui spicca l’immancabile addestramento, l’uno contro uno in locale e le modalità Arcade, Time Attack e Survival.

TRADIZIONE, CON QUALCHE NOVITÀ

In azione, Dead or Alive 6 mette in mostra sin dai primi secondi tutti i marchi di fabbrica della serie. Un susseguirsi di mosse spettacolari per incontri che si sviluppano con una buona velocità. Il combat system è piuttosto snello, e non raggiunge mai la complessità di schemi e di combo dei grandi classici del genere. La novità di maggiore rilievo è senza dubbio rappresentata dalla Break Gauge, una barra caricabile a due tacche che può essere utilizzata sia in fase offensiva che difensiva consentendo di eseguire attacchi e contrattacchi speciali. L’attivazione è molto intuitiva, e non sono richieste complicate sequenze di tasti per eseguire anche le mosse più punitive. Per verificarne la rilevanza in termini pratici, e se è stata ben calibrata/equilibrata, sarà necessaria una prova più approfondita, ma la prima impressione è che sia una scelta che porta solo benefici. Aggiungere un elemento strategico in più senza snaturare l’essenza della saga è un’idea da promuovere, che non inficia in alcun modo uno dei marchi di fabbrica di Dead or Alive, ovvero l’accessibilità per i giocatori alle prime armi.

Apprezzabili, per quanto alla lunga risulteranno probabilmente ripetitive, le “interferenze” attivabili in ogni ambientazione. Le arene, che presentano conformazioni differenti e si sviluppano su piani diversi, offrono infatti sorprese di vario genere. Prendere e scagliare l’avversario contro particolari elementi del fondale porta all’apertura di nuove aree, oltre a mettere in gioco interessanti diversivi. Tra pterodattili che fuoriescono da un uovo gigante appena rotto, un carro armato pronto a sparare che spunta dai detriti e i tentacoli di una creatura marina che circondano una nave non mancano i motivi per cercare di distruggere tutto ciò che ci circonda.

PRONTI A SALIRE SUL RING

Atteso per inizio marzo, Dead or Alive 6 sembra avere le carte in regola per conquistare gli appassionati della serie. Le novità strutturali, pur non stravolgendo l’esperienza di gioco, potrebbero dare più mordente e rendere gli scontri più tecnici, catturando anche l’interesse di chi in passato ha bollato il titolo Koei Tecmo come un picchiaduro più bello da vedere che divertente da giocare. Forse si poteva fare qualcosa di più per quanto riguarda il roster, che può comunque contare su 26 personaggi dotati di stili di combattimento sufficientemente diversi tra loro.

 

Scritto da Gerardo

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