Recensione di Life is Strange

MACERATA ore 16:44:00 del 04/04/2015 - Genere: Videogames - Giochi

Recensione di Life is Strange

Recensione di Life is Strange. Ci sono giochi che ci fanno capire quanto il videogame sia uno straordinario strumento per raccontare delle storie

Ci sono giochi che ci fanno capire quanto il videogame sia uno straordinario strumento per raccontare delle storie. Giochi che riescono a immergerti in un mondo, a fartelo vivere e sentire, e a creare un legame speciale con i personaggi che vivono al suo interno. Life is Strange, titolo nato dalla mente dei Dontnod, è uno di questi: un gioco che ci ha conquistati sin dalle sue prime immagini e che ci ha coinvolti in un crescendo emotivo lasciandoci una splendida sensazione.

Farfalla blu

La vicenda si svolge in una cittadina del nord ovest degli Stati Uniti chiamata Arcadia, dove la diciannovenne Max è tornata dopo anni di assenza. La ragazza ha speso l’infanzia nella cittadina, per poi spostarsi a Seattle per alcuni anni. Il suo ritorno coincide con l’inizio di un corso di fotografia presso la scuola superiore locale: Max ha talento e passione, ma è troppo svogliata e distratta per dedicarsi alla teoria. Durante un giorno a scuola, dopo un terribile incubo in cui la città di Arcadia viene distrutta da un tornado, Max si ritrova suo malgrado testimone dell’omicidio della sua amica di infanzia, Chloe. Nel momento in cui la ragazza cade a terra colpita da una pallottola, Max si accorge di avere il dono di riavvolgere il tempo e, di conseguenza, di cambiare il futuro.

In Life is Strange, ogni azione ha le proprie ripercussioni sul mondo del gioco, e le scelte compiute dalla protagonista nelle fasi di dialogo e negli avvenimenti più importanti della vicenda possono stravolgerne l’esito. Piccole cose, come la rimozione di una scritta da una lavagna o un semplice atto di gentilezza o negligenza plasmano il continuum spazio temporale, dando luogo a risultati spesso imprevedibili, o addirittura sospesi e indecifrabili nell’immediato, e grazie al potere di Max vi è sempre la possibilità di riavvolgere il tempo e ritornare sui propri passi. Come nella metafora dell’effetto farfalla, un’azione apparentemente innocua può portare a grandi conseguenze, che né il giocatore né la protagonista possono comprendere. La struttura episodica di Life is Strange, rilasciato in cinque capitoli distribuiti a distanza di quattro settimane l’uno dall’altro, ci costringono a sospendere i nostri giudizi, lasciandoci in un meraviglioso dubbio che non vediamo l’ora di risolvere.

Una scrittura straordinaria

Il gameplay di Life is Strange è ridotto all’osso, persino per il genere a cui appartiene. Max può dialogare con i personaggi presenti nel gioco e risolvere dei semplici puzzle, che richiedono sempre l’utilizzo del riavvolgimento del tempo. Nel primo episodio non vi sono enigmi particolarmente ostici, e il gioco procede liscio verso la sua conclusione, che arriva in meno di due ore. L’aspetto che rende Life is Strange particolarmente interessante è costituito dal costante dubbio in cui il giocatore si trova immerso: anche se abbiamo la possibilità di riavvolgere il tempo e cambiare le nostre decisioni, l’esito di queste si concretizza molto più avanti ed è impossibile per il giocatore capire anzitempo di avere compiuto la scelta giusta o sbagliata. Max può scattare fotografie, che fungono sia da oggetti collezionabili che da elementi importanti per la trama, ma che - ancora una volta - restano avvolte nel mistero per parecchio tempo prima di tornare utili.

Tutto questo è reso possibile dalla sceneggiatura del gioco, che si è rivelata di qualità eccezionale. Il legame empatico che si stringe tra il giocatore e la protagonista ha una forza dirompente, e bastano pochi minuti per amare il mondo di Max e di chi le sta attorno. Ogni personaggio è caratterizzato in Maniera eccellente, e le varie personalità emergono con veemenza dopo pochi minuti. I dialoghi sono scritti con maestria, e il mondo dei teenager americani è ritratto senza troppi filtri: l’uso del turpiloquio costante, i vizi e le virtù dei giovani si mostrano senza edulcorazioni, e anche quei personaggi che incarnano un archetipo banale riescono a trasmettere un senso di verosimiglianza. Dontnod, da questo punto di vista, ha compiuto un lavoro straordinario che raramente si vede nel mondo dei videogiochi.

Arte e cultura

Uno degli aspetti che più colpisce in Life is Strange è dato dalla sua capacità di mescolare con naturalezza elementi di cultura alta e popolare senza mai risultare tedioso o forzato. Si passa da citazioni di Diane Arbus a frasi di John Lennon, si scorgono immagini e sequenze che rimandano a film d’autore e b-movies, senza disdegnare continui rimandi al mondo degli adolescenti contemporanei. Tutto viene poi immerso in una colonna sonora da brivido (che potete ascoltare qui), fatta di brani indie e folk che sottolineano l’atmosfera malinconica in cui si specchia questo gioco.

Lo stile grafico di Life is Strange è unico: il gioco è interamente texturizzato ad acquerello, e i morbili colori caldi della cittadina di Arcadia si scontrano con la durezza di alcune situazioni in cui ci ritroviamo. Purtroppo, i costi contenuti della produzione si notano nell’assoluta assenza del sincronismo fonolabiale durante i dialoghi e nella piatta espressività dei personaggi, due elementi che - in un gioco orientato principalmente alla componente narrativa - rappresentano un difetto piuttosto marcato. Al contempo, è un vero peccato che il gioco non sia stato tradotto in italiano: il titolo è in lingua inglese con sottotitoli anch’essi in inglese, e la presenza di un certo slang giovanile potrebbe mettere in difficoltà i meno avvezzi all’idioma anglosassone.

Scritto da Gerardo

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