Sensori nei Caschi per controllare i LAVORATORI: arriva dalla Cina la nuova fregatura per GLI SCHIAVI

(Cagliari)ore 20:07:00 del 09/05/2018 - Genere: , Cronaca, Denunce, Lavoro

Sensori nei Caschi per controllare i LAVORATORI: arriva dalla Cina la nuova fregatura per GLI SCHIAVI

Datori di lavoro in grado di controllare il cervello dei loro dipendenti. No, non si tratta di un romanzo di George Orwell né del film Metropolis, ma della realtà in Cina

Datori di lavoro in grado di controllare il cervello dei loro dipendenti. No, non si tratta di un romanzo di George Orwell né del film Metropolis, ma della realtà in Cina. Suona l’allarme per una sorta di dittatura dell’innovazione tecnologica che non controlla i suoi sudditi (soltanto) fisicamente, ma mentalmente, in modo ancora più sudbolo e capillare.

Le divise del controllo mentale. Ne dà notizia il South China Morning Post, il giornale di Hong Kong. Il colosso hi-tech Hangzhou Zhongheng Electric avrebbe dato avvio ad una sperimentazione che si pone l’obiettivo di perfezionare delle divise dotate di cappucci per monitorare le onde cerebrali dei lavoratori. I dati raccolti direttamente dalla corteccia neurale dei dipendenti verrebbero quindi utilizzati per regolare il ritmo della produzione e riprogettare i flussi di lavoro, assecondando le esigenze dell’azienda.

Un passo in avanti. Si tratta, pertanto, di un inquietante passo in avanti rispetto ai famigerati braccialetti utilizzati da Amazon per gestire i turni dei dipendenti ed anche rispetto ai microchip che un’azienda svedese ha impiantato sottopelle ad alcuni lavoratori. Nel caso di questo colosso cinese, i sensori wireless si trovano nei caschi di sicurezza o nei cappelli delle uniformi, e tengono sotto controllo le onde cerebrali di chi li indossa, trasmettendo i dati a una centrale operativa che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per rilevare picchi emotivi, come depressione, ansia o rabbia. L’intimità intellettiva del lavoratore, pertanto, verrebbe violata in nome della produttività dell’azienda.

L’interesse di Pechino. Il progetto in questione non sarebbe recente. Il quotidiano di Hong Kong racconta che la Cina starebbe già applicando questa tecnologia su vasta scala, e da diversi anni. Simili sensori sarebbero già in uso nella catena di montaggio della stessa Zhongheng Electric e, dal 2014, in quella della State Grid Zhejiang Electric Power, l’azienda con 40mila dipendenti che gestisce la produzione e la rete di distribuzione dell’energia elettrica in tutta la provincia di Hangzhou. La questione interesserebbe anche il Governo, che avrebbe finanziato un progetto di sorveglianza del cervello, chiamato Neuro Cap, affidandolo all’Università di Ningbo.

Estendere il controllo a tutti i lavoratori. Il responsabile del progetto, interpellato dal South China Morning Post, afferma che l’obiettivo è estendere il controllo “nelle fabbriche, nei trasporti pubblici, nelle compagnie statali e nel comparto militare”, per aumentare la competitività dell’industria manifatturiera e “mantenere la stabilità sociale”. In particolare, l’intenzione è di applicare questa tecnologia a dir poco invasiva sui dipendenti dei treni dell’alta velocità cinesi, frequentatissimi e molto puntuali: il personale sarebbe, infatti, ad elevato rischio di attacchi d’ansia, depressione, rabbia. Il ricercatore assicura che si sta lavorando per contrastare abusi da parte dei superiori, ma rifiuta di fornire ulteriori dettagli al giornalista del quotidiano.

La legge cinese. Anche alla luce dell’interesse del governo, questo fenomeno limitato che oggi appare fantascienza, è destinato a diffondersi a macchia d’olio tra le aziende del vasto territorio cinese. Del resto in Cina “non ci sono leggi o regolamenti che limitino l’uso di questo tipo di equipaggiamento”, ha sottolineato al South China Morning Post Qiao Zhian dell’Università di Pechino. “Il datore di lavoro – ha proseguito – può avere un forte incentivo a usare la tecnologia per un maggiore profitto e i dipendenti sono usualmente in una posizione troppo debole per dire no. Già la vendita di dei dati Facebook è una cosa pessima. La sorveglianza del cervello potrebbe portare l’abuso della privacy a un nuovo livello”.

La situazione all’estero. E al di là della Grande Muraglia che succederà? Nel mondo globale, le ipotesi che si profilano sono due: o altri Paesi seguiranno l’esempio della Cina per non perdere terreno in quanto a competività aziendale oppure, in nome dei diritti e della dignità dei lavoratori, si opporranno all’invasione dei posti di lavoro da parte di simili tecnologie. In quest’ultimo caso, tuttavia, la Cina continuerà a crescere a discapito dei suoi concorrenti stranieri, costruendo un impero sulle spalle, anzi sui cervelli dei lavoratori.

Da: QUI

Scritto da Gerardo

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