USA, tecnologie aliene al servizio dei militari dal 1947

(Aosta)ore 23:50:00 del 04/10/2019 - Genere: , Denunce, Scienze, Tecnologia

USA, tecnologie aliene al servizio dei militari dal 1947

TECNOLOGIE ALIENE AL SERVIZIO MILITARI USA - Il grande problema del tema riguardante gli alieni e gli avvistamenti UFO è la mancanza di prove tangibili in grado di mettere un punto finale sulla questione.

TECNOLOGIE ALIENE AL SERVIZIO MILITARI USA - Il grande problema del tema riguardante gli alieni e gli avvistamenti UFO è la mancanza di prove tangibili in grado di mettere un punto finale sulla questione. Dossier, files declassificati e testimonianze ce ne sono fin troppe, ma questo non basta per poter dimostrare che gli alieni hanno visitato il nostro pianeta, almeno per la scienza ufficiale. Secondo le affermazioni di un ex progettista di aeromobili militari, la marina americana ha collaborato con una razza aliena per sviluppare una tecnologia che potesse essere utilizzata per difendere il pianeta dalle invasioni di attacchi alieni rettiliani.

Questa razza è stata a volte descritta dai “contattati” e dai “rapiti” come ostile, caratterizzata da esseri di grosse dimensione che hanno le sembianze appunto, di rettili.

TECNOLOGIE ALIENE AL SERVIZIO MILITARI USA - La Us Navy avrebbe scoperto solo oggi, nel 2019, che gli Ufo esistono? «Ma mi faccia il piacere!», avrebbe detto Totò. «Benvenuti tra noi», si limita a commentare sarcasticamente il saggista Gianfranco Carpeoro, che invita a fare una piccola ricerca: «Date un’occhiata a quanti brevetti sono stati improvvisamente depositati, negli Usa, all’indomani dell’evento di Roswell». Era la notte del 3 luglio 1947: testimoni oculari dichiararono di aver avvistato un disco volante. L’astronave era in fiamme e stava precipitando nel deserto del New Mexico. Un contadino mostrò allo sceriffo alcuni rottami, probabilmente volati via dopo l’impatto. Poco dopo, intervennero le autorità per negare tutto: era solo un pallone sonda in avaria. Trent’anni dopo, il maggiore Jesse Marcel (l’inventore della storia del pallone sonda) ammise: la nostra era una bugia, per insabbiare la verità. Oggi, all’indomani del “coming out” del Pentagono a reti unificate, la rivista “Nexus” rilancia: poco prima del duemila, l’allora numero due dell’intelligence militare Usa ammise che gli alti comandi seguono da decenni gli Ufo e studiano i rottami dei dischi volanti caduti a terra. Punto di svolta, il libro “Il giorno dopo Roswell” pubblicato nel 1997 dal colonnello Philip Corso: moltissime delle nostre attuali tecnologie – dice Corso – sono di derivazione aliena, nate dal contatto con extraterrestri.

 

TECNOLOGIE ALIENE AL SERVIZIO MILITARI USA - A ricordarlo è il giornalista Tom Bosco, direttore dell’edizione italiana del bimensile “Nexus New Times”, rivista australiana distribuita con crescente successo in tutto il mondo anglosassone e in Europa. Nel numero in edicola, annuncia Bosco nella L'ammiraglio Thomas Wilsontrasmissione web-radio “Border Nights”, una grande firma delle ricerche di frontiera, Richard Dolan, pubblica un documento eccezionale: le sconcertanti ammissioni dell’ammiraglio Thomas Ray Wilson, nel 1997 vicedirettore dell’intelligence militare statunitense: ebbene sì, gli Ufo esistono e li stiamo studiando da decenni. Altro che “clamorose notizie”, quelle della Us Navy che ora affida ai telegiornali la convalida ufficiale degli “oggetti volanti non identificati”. «L’unica vera notizia, semmai – precisa Bosco – è che il Pentagono sia giunto all’ammissione definitiva di ciò che si sapeva da moltissimi anni: ci stiamo forse avvicinando, dunque, a una rivelazione finale?». Il sospetto è fondato: dopo gli “incontri ravvicinati del terzo tipo” evocati dai film di fantascienza, che hanno abituato il pubblico all’idea di stretti contatti con visitatori extraterrestri, ora siamo alle ultime battute di quella che ha tutta l’aria di essere una commedia, attorno al segreto di Pulcinella del ruolo “alieno” nelle vicende umane.

 

Tutto comunque è partito dal clamoroso “outing” del colonnello Corso, sottolinea Bosco: «L’ufficiale era abbastanza addentro, a certi programmi. E l’ammiraglio Wilson ha avuto bisogno del suo libro per iniziare le sue indagini». Uno degli aspetti più sorprendenti, nel reportage di “Nexus”, è che il numero due dei servizi segreti militari Usa fosse all’oscuro dei documenti top secret sugli Ufo, «l’accesso ai quali – ha appreso Wilson, con sconcerto – era riservato a strutture private». Certo, aggiunge Bosco, «è singolare che il colloquio con Wilson sia emerso proprio adesso, quando cioè la Us Navy (l’arma a cui apparteneva l’ammiraglio, ritiratosi nel 2002) ha improvvisamente ammesso che gli Ufo esistono». Aggiunge Bosco: «Per il grande pubblico dei telegiornali è comunque un’ammissione abbastanza importante: immagino la faccia dei vari debunker, tipo Paolo Attivissimo: saranno sulle spine, dopo avere per anni negato l’innegabile». E i negazionisti spiazzati sono tanti: il regista Massimo Mazzucco, autore di documentari su temi scottanti come l’11 Settembre e il presunto allunaggio dell’Apollo 11 Richard Dolan(“American Moon”, è il titolo del film) ricorda come lo stesso Piero Angela, considerato il principe della divulgazione ufficiale italiana, abbia dichiarato che, per le autorità, gli oggetti volanti non hanno mai avuto segreti: tutto sarebbe sempre stato «perfettamente spiegabile».

 

Affermazione ridicola, quella di Piero Angela, se comparata con le attuali parole del portavoce della marina militare Usa, secondo cui le strane astronavi inquadrate dai caccia – definite “fenomeni aerei inspiegati” – possono sfuggire di colpo ai radar e allontanarsi a velocità inimmaginabili. Tutto, a quanto parte, nasce proprio dall’incidente di Roswell: sono esattamente 72 anni che le autorità conoscono la verità sul “crash” del disco volante avvistato – in fiamme – nei cieli nella contea di Chaves, in un’area isolata e popolata da allevatori e soldati della vicina base aerea. La mattina successiva alla notte del 3 luglio ‘47, l’allevatore William Ware Mac Brazel trovò nel suo ranch alcuni rottami: lamine, asticelle e lattice. Il 6 luglio informò lo sceriffo, George Wilcox, mostrandogli i resti rinvenuti nella sua proprietà. Da giorni, nella zona, si parlava dei “dischi volanti” avvistati già la sera del 2 luglio dai coniugi Wilmot. Secondo Dan Wilmot, quegli strani velivoli sembravano “piatti”, come quelli che si sistemano in tavola. E quello caduto dalle parti del ranch di Brazel? «Le numerose voci riguardanti Eric Davisil disco volante – scrive il “San Francisco Chronicle” il 9 luglio – sono diventate realtà ieri, quando l’intelligence del 509º Bomb Group dell’Ottava Air Force, Roswell Army Air Field, ha avuto la fortuna di entrare in possesso di un disco volante con la collaborazione di uno degli allevatori locali e dello sceriffo della contea di Chaves».

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Scritto da Gerardo

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