Vincolo 3 mandati PD? L'attaccamento alla POLTRONA e' un VALORE per LORO!

(Roma)ore 20:32:00 del 01/12/2017 - Genere: , Denunce, Politica

Vincolo 3 mandati PD? L'attaccamento alla POLTRONA e' un VALORE per LORO!

Si tocca un punto saliente della politica italiana, l'attaccamento alla poltrona.. permanente, irreversibile.. Ma oltre al fatto della violazione delle regole, il paradosso è che si tratta di riaffidare a certa gente le sorti del paese nonostante direttam

Si tocca un punto saliente della politica italiana, l'attaccamento alla poltrona.. permanente, irreversibile.. Ma oltre al fatto della violazione delle regole, il paradosso è che si tratta di riaffidare a certa gente le sorti del paese nonostante direttamente o meno sono responsabili dei fallimenti perpetrati nel corso dei vari governi.. La continuità dell'incarico istituzionale ha un senso se collegato a meriti riconosciuti, altrimenti il calcio nel sedere è dovuto e obbligato, se non si fa è perchè siamo all'assurdo, al ridicolo, alla zappa sui piedi dei cittadini, vittime e carnefici di se stessi..

Il limite di due o tre mandati serve ad evitare che fare il parlamentare diventi un mestiere. Però è anche vero che il primo mandato serve ad imparare il mestiere e quindi il "rendimento" di un parlamentare si esprime nei mandati successivi. Inoltre mi sembra che la regola dovrebbe trovare delle flessibilità. Per esempio, se un parlamentare ha fatto il ministro oppure ha svolto funzioni istituzionali importanti, mi sembrerebbe sciocco mandarlo a casa a scadenza del secondo mandato, perché la sua esperienza è preziosa. Quindi le regole dovrebbero essere più articolate e mi sembra ridicolo il fatto di dover saltare una legislatura per poi rientrare nella terza: fare il parlamentare non può diventare una corsa con la staffetta. Né un mestiere da esercitare a vita.

L'ipocrisia è il fondamento della societa di questo paese , i furbetti politici sono uno degli esempi lampanti , infatti c'è gente che fa politica da 70 anni sistemando figli nipoti e si tramandano la politica di generazione in generazione , gestendo la clientela con cinismo e furbizia e assicurandosi dei blocchi di voti , il classico zoccolo duro , per farlo .

Altro che nodo alleanze. Con la legislatura quasi finita e le urne all’orizzonte, l’ossessione, anche tra i parlamentari Pd, si chiama “ricandidatura”. Tra i corridoi e i palazzi parlamentari, la guerra delle liste è già partita. E nemmeno la fedeltà a Matteo Renzi rischia di bastare per chi punta a un nuovo mandato. Il motivo? A spaventare non è tanto il rinnovamento paventato dallo stesso segretario per la composizione della lista dem per il prossimo Parlamento. Il vero incubo per big e veterani del partito sono invece le regole interne del partito stesso. Basta leggere lo Statuto. Perché il regolamento, all’articolo 21 comma 3, parla chiaro: “Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati”. Quindici anni al massimo, così com’è stata interpretata la norma già nel 2013. Ovvero, tre mandati pieni.

La conseguenza? Tra Camera e Senato, non pochi rischiano di perdere la poltrona, restando a mani vuote. Numeri alla mano, sono almeno 32 i democratici che rischiano di essere incandidabili per le norme del partito (salirebbero a 76 se i tre mandati non fossero considerati completi, ndr). I nomi? Non solo peones qualunque. Ma ministri, storici dirigenti e capigruppo, compresi renziani di stretta osservanza. A partire dal premier Paolo Gentiloni e dal titolare dell’interno Marco Minniti, entrambi con quattro mandati e già 17 anni in Parlamento alle spalle. Ma non sono gli unici.

Tra i nomi di peso c’è anche il ministro alla Cultura Dario Franceschini e la titolare della Difesa, Roberta Pinotti, il capogruppo al Senato Luigi Zanda, il fedelissimo renziano ed ex candidato sindaco di Roma, Roberto Giachetti. E poi Antonello Giacomelli, Ermete Realacci, il prodiano Franco Monaco, l’ex dalemiano Nicola Latorre. In pochi, ministri su tutti, hanno voglia di replicare: “Se chiederò la deroga? La saluto, non ne parlo con lei per strada, ma in ambito di partito”, replica stizzita Pinotti a ilfattoquotidiano.it. Non risponde ai microfoni nemmeno Franceschini – ormai un classico – che si rifugia in macchina. Tra i pochi a replicare c’è Nicola Latorre, senza però esporsi troppo: “Non mi sono posto il problema”. Altri ancora, come Ettore Rosato, hanno tre mandati, ma non pieni. E così puntano a salvarsi: “Non ho 15 anni alle spalle. Se mi ricandido? Decidono gli elettori“, rivendica lo stesso capogruppo alla Camera.

Riferimenti Il Fatto

Scritto da Gerardo

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