Zucchero come la Droga: ne sei dipendente, ma non lo Sai...

(Torino)ore 15:19:00 del 10/09/2017 - Genere: , Denunce, Salute, Scienze

Zucchero come la Droga: ne sei dipendente, ma non lo Sai...

Siamo tutti drogati e non lo sappiamo? Lo zucchero è una droga? Siamo nel 2008: uno studio dell’Università di Princeton, New Jersey, afferma come i “golosi” si possano paragonare ai tossici. Perché? Perché lo zucchero crea dipendenza.

Siamo tutti drogati e non lo sappiamo? Lo zucchero è una droga?

Siamo nel 2008: uno studio dell’Università di Princeton, New Jersey, afferma come i “golosi” si possano paragonare ai tossici. Perché? Perché lo zucchero crea dipendenza.

Il neuroscienziato Bart Hoebel (scomparso nel 2011, membro della Facoltà di Princeton dal 1963) va anche più in là, affermando che assumere grandi quantità di zucchero provoca degli effetti sul nostro cervello che si avvicinano parecchio a quelli provocati dall’abuso di sostanze stupefacenti.

A fare le spese degli esprimenti di Hoebel, delle cavie cui sono state somministrate per giorni notevoli dosi di acqua zuccherata, dopo una notte passata a digiuno. Solo dopo tre settimane di questo “dolce trattamento”, i poveri animaletti hanno iniziato a mostrare comportamenti equiparabili a un tossicodipendente in crisi d’astinenza. Questo perché nel cervello delle cavie è stato riscontrato un aumento di dopamina.

Ecco come commentava, sempre nel 2008, al meeting del College americano di Neuropsicofarmacologia a Scottsdale, in Arizona, Bart Hoebel: “Le cavie restavano a lungo desiderose di ricevere una nuova “dose”, erano incontrollabili. La dopamina è una sostanza che si trova nel nucleus accumbens, la parte adibita alla motivazione e al meccanismo della ricompensa e si sa da tempo che l’abuso di droghe fa aumentare il rilascio di dopamina in questa parte del cervello: in questo caso abbiamo scoperto che lo zucchero agisce allo stesso modo”.

Lo stesso Hoebel conclude che questo esperimento non può spiegare comunque la reazione di un essere umano allo stesso trattamento (per inciso, si poteva provare subito sull’uomo, o no?) specificando come il suo studio abbia comunque dimostrato che “esiste un nesso tra la dipendenza da sostanze stupefacenti e lo sviluppo di un desiderio morboso di dolcificante”.

In un articolo pubblicato su “Repubblica” l’11 dicembre 2008, Sara Ficocelli scrive: “Secondo il professor Pierfranco Spano, docente di farmacologia e tossicologia presso l’Università degli Studi di Brescia, è comunque plausibile che lo zucchero provochi dipendenza anche su di noi.

“I cosiddetti sistemi di ricompensa che abbiamo nel cervello, dalla medicina anglosassone definiti “rewarding system”, mediano gli effetti di tutte le sostanze da abuso. Esiste cioè una partecipazione di sistemi cerebrali in cui la master key è la dopamina. Si tratta in genere di comportamenti appetitivi che partono dal masencefalo e arrivano nel nucleus accumbens, una parte del cervello a sua volta suddivisa in due zone, la cosiddetta “shell”. Questa “conchiglia” si accende in caso di desiderio o di previsione di ricompensa”. Il professore precisa anche che in campo scientifico esistono i cosiddetti “gradini di rigore dimostrativo”: a volte cioè sono fatte delle scoperte fondamentali e in un secondo momento vengono costruite le teorie, in modo tale che, come diceva Popper, la prova non possa essere confutata. A questa scoperta, insomma, manca una teoria di supporto, ma il primo passo è stato fatto e si tratta di un gradino importante. “I geni e lo sviluppo postnatale – conclude Spano – indirizzano a lungo andare le persone verso alcol, zucchero o cocaina. La “scelta” dell’oggetto della dipendenza è fatta in base all’esperienza e alla predisposizione personale: ed è su questo fronte che la scienza sta maggiormente indagando”.

Che un “goloso” cerchi i dolci quasi a compensazione e/o soddisfazione di desideri inespressi è abbastanza comune. C’è chi mangia una forchettata di pastasciutta “condita” da una pastina, chi mette due o tre cucchiaini di zucchero nel caffè affinché il caffè sembri rosolio e così via. Stendiamo poi un velo pietoso sulla “sindrome da Nutella”, quella che si esaurisce (temporaneamente) allo svuotarsi quasi spasmodico e spesso incontrollato del vasetto. Per la serie: “Ma l’ho finita tutta io? Ma dai!”.

Pare che molti di noi mangino l’equivalente di 53 cucchiaini colmi di zucchero bianco raffinato ogni giorno, bevendo bibite e/o cibandosi con cibi confezionati.

Sapevate che lo zucchero è definito un “alimento vuoto”? Perché privo di nutrienti ma ricco di calorie?

Secondo chiropratici, naturopati e medici illuminati, omeopati e non, ecco alcuni importantissimi motivi per evitare lo zucchero raffinato bianco:

Lo zucchero contribuisce alla formazione di carie nei denti perché diminuisce l’efficacia di un particolare tipo di globuli bianchi che “mangia” i batteri nocivi.

Lo zucchero fa sì che il corpo rilasci più adrenalina; ciò spiega l’iperattività nei bambini piccoli.

La perdita di calcio nelle urine avviene quando una persona consuma una bibita contenente zucchero.

L’assorbimento dello zucchero rende il lavoro del pancreas più difficile nella produzione d’insulina. Si ha il diabete quando il pancreas, sovraccaricato di lavoro, non riesce più a eliminare lo zucchero dal flusso sanguigno.

Sbiadito con il cloro, con la calce e l’acido solforoso, quando lo zucchero bianco raffinato è esposto ad alcuni composti organici, si converte in diossina, che è un composto letale.

Lo zucchero può ostacolare la perdita di peso perché alti livelli d’insulina inducono il corpo a mantenere i carboidrati in eccesso sotto forma di grassi.

Lo zucchero aumenta la probabilità di stanchezza cronica.

Lo zucchero aumenta gli sbalzi d’umore, l’irritabilità e l’ansia.

Lo zucchero compromette il sistema immunitario perché abbassa l’efficienza dei globuli bianchi per un minimo di cinque ore dopo la sua ingestione.

Mangiare zucchero può diminuire il colesterolo utile ad alta densità (HDLs) e ciò comporta un aumento del colesterolo dannoso (LDLs). Lo zucchero nel sangue può danneggiare produzione di collagene ed elastina, responsabili per il mantenimento dell’elasticità della pelle.

Per addolcire il cibo, molte le soluzioni alternative e sane, di cui parleremo nelle prossime settimane, a partire dalla stevia. Stranamente vietata per anni perché paragonata a una droga – ma se fosse stata “liberata”, che fine avrebbe fatto l’aspartame? – ora comincia a fare capolino anche qui in Italia. Forse qualcuno si è accorto che i più “saggi” acquistavano in Paesi più lungimiranti e attenti alla salute della propria gente?

In ogni caso, per completezza d’informazione, cominciate sin d’ora, se volete, a cercare la stevia oppure ad addolcire il vostro cibo con l’uva passa, lo sciroppo di datteri, quello d’acero, di agave, di riso, di malto, il miele, il succo di mela, il succo d’uva.

Alternative sane, a quanto pare, ce ne sono per tutti i gusti!

Da: QUI

Scritto da Sasha

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